Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/251

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libro secondo 237

tici; supponendo che sotto ai tropici ed ai cerchi artici celesti v’abbiano sulla terra altri cerchi corrispondenti a quelli, e cogli stessi nomi.

Come poi l’equatore divide tutto il cielo in due parti, così è di necessità che anche la terra sia divisa da un altro equatore: e questi emisferi (tanto quelli del cielo come i terrestri) si chiamano l’uno settentrionale, l’altro meridionale. E poichè anche la zona torrida è divisa in due parti da questo medesimo cerchio dell’equatore, perciò una di queste è la parte settentrionale di essa zona, l’altra è la parte meridionale; ed è manifesto che anche delle due zone temperate l’una si dee nominare settentrionale e l’altra meridionale, con nome corrispondente a quello dell’emisferio nel quale si trova. Chiamasi poi settentrionale quell’emisferio che in sè comprende quella zona temperata, nella quale chi guarda da oriente ad occidente ha dalla destra il polo, dalla sinistra l’equatore; ovvero quello dove a coloro che guardano verso il mezzogiorno si trova alla destra l’occidente ed alla sinistra il levante. Meridionale per lo contrario si chiama quell’emisferio dove le posizioni riescono opposte a quelle orora indicate.

Ora è manifesto che noi dobbiamo trovarci in uno di questi emisferi, e propriamente nel settentrionale: ma in tutti e due non potremmo già essere; perocchè v’hanno frammezzo di grandi fiumi, primo de’ quali è l’Oceano, e poscia la zona torrida. Ma nella nostra Terra abitata non avvi nè Oceano che la divida tutta per mezzo, nè torrido luogo; nè vi si trova parte veruna nella