Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/252

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238 della geografia di strabone

quale siano condizioni opposte a quelle che già dicemmo trovarsi nella zona temperata settentrionale.

Il geometra dunque pigliando queste dottrine e valendosi delle osservazioni gnomoniche e delle altre verità che l’astronomia dimostra, e col soccorso delle quali si trovano in ciascheduna regione i cerchi paralleli all’equatore e quegli altri che tagliano questi cerchi ad angoli retti attraversando i poli, misura la parte abitabile della terra viaggiandovi, e pel rimanente argomenta dalle distanze1. Di questa guisa egli trova quanto v’ha dall’equatore al polo: e poichè questo spazio è la quarta parte del cerchio massimo della terra2, perciò quando egli l’ha una volta trovato, ha trovato eziandio il suo quadruplo, val quanto dire ha trovata la circonferenza della terra intiera.

Come pertanto colui che misura la terra suol prendere dall’astronomo i suoi principj, e l’astronomo dal fisico; nello stesso modo è necessario che il geografo, cominciandosi da quelle cose che insegna chi misurò tutto il globo, a lui presti fede ed a quelle dottrine alle quali credette anch’esso alla sua volta il geometra3; e da prima dimostri quanta sia l’estensione della

  1. Cioè determina l’estensione delle altre parti confrontando gl’intervalli celesti dei luoghi misurati con quelli dei luoghi tuttora ignoti, e lo spazio di paese corrispondente a quegl’intervalli.
  2. Siccome Strabone parla qui di un meridiano, così l’espressione ch’egli usa può parere inesatta: perchè essendo tutti i meridiani uguali fra loro, nessuno è massimo, ma ciascuno di essi è uno dei più grandi cerchi della terra. (Ed. franc.)
  3. Cioè alle dottrine astronomiche.