Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/26

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14 della geografia di strabone

anche le estremità dell’Italia, giacchè nominò Temeso1 e i Siculi: e le estremità dell’Iberia e la loro buona natura, come poc’anzi dicemmo. Che se fra mezzo a’ luoghi predetti ne vediamo alcuni lasciati addietro si vuol condonare; quando molte minute cose sogliono sfuggire anche al vero geografo. E gli si condoni eziandio se intrecciò alcuni favolosi racconti alle narrazioni storiche ed istruttive; nè di ciò gli sia fatto rimprovero. Perocchè non è vero quello che dice Eratostene, che ogni poeta tende a dilettare e non ad istruire: ma per lo contrario i più assennati fra coloro che scrissero intorno alla poesia l’hanno denominata una certa primitiva filosofia. Ma contro Eratostene diremo altrove più a lungo, quando parleremo di nuovo anche di Omero. Qui intanto, a provare ch’egli fu il fondatore della Geografia, basti il già detto.

Quelli poi che gli tennero dietro è manifesto che furono uomini ragguardevoli e versati nella filosofia: e dice Eratostene che i due primi dopo Omero furono Anassimandro discepolo e concittadino di Talete, ed Ecateo milesio; l’uno dei quali diede fuori la prima carta geografica; e l’altro lasciò un trattato attribuito a lui per la somiglianza che ha colle altre sue scritture.

Moltissimi poi hanno detto che allo studio della geografia son d’uopo molte cognizioni2: ma lo insegna pie-

  1. Temeso (Temessa, Paus.) città che più non sussiste, si crede che fosse dove ora è Torre di Nocera nella Calabria. In quanto alla Spagna od Iberia già si è detto che Omero non la conobbe.
  2. Dopo aver provato la prima delle sue proposizioni, cioè che la Geografia appartiene al filosofo, ora passa alla seconda