Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/27

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libro primo 15

namente Ipparco nel suo Trattato contro Eratostene, dicendo: «Che nello studio della geografia il quale si addice a ciascun uomo, sia egli idiota o consacrato alle lettere, è impossibile far progressi, chi non osserva i corpi celesti e gli ecclissi. Così per cagione di esempio non è possibile sapere se Alessandria d’Egitto è più settentrionale o più meridionale di Babilonia, nè quanta sia in ciò la differenza qualora non pongasi mente ai climi1. Parimenti nessuno potrebbe conoscere esattamente la maggiore o minore distanza de’ luoghi collocati all’oriente od all’occidente, se non se confrontando gli ecclissi del sole e della luna.» Così Ipparco.

Tutti poi coloro i quali tolgono a descrivere le proprietà di qualche luogo adoperano in ciò acconciamente le figure dei corpi celesti e della geometria per indicarne la grandezza, le distanze e le declinazioni, il caldo, il freddo, ed in breve la natura del clima. Perocchè se il muratore fabbricando una casa, o l’architetto fondando una città sogliono prima considerare siffatte cose; come dovrà trascurarle colui che fassi a considerare tutta quanta la terra abitata? Esse gli sono per certo di molto maggiore importanza. Perocchè in piccolo spazio l’essere inclinati un po’ più a settentrione od a mezzogiorno non è gran differenza; ma in tutto il circuito della

    e fassi a provare che la scienza geografica non s’acquista senza il corredo di molte cognizioni.

  1. Gli antichi dividevano il globo in zone parallele all’equatore, dette climi o declinazioni, e se ne valevano per determinare le latitudini dei luoghi. I moderni sostituirono i gradi di elevazione dal polo.