Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/274

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rando anche presso i posteri, suole in qualche maniera far sì che coteste qualità si riguardino come naturali, e non più come accidentali. Sicchè ben si vede che anche di queste è da far menzione. Perocchè di molte città si vuol dire quello che Demostene disse di Olinto e delle città circonvicine; affermando che disparvero sì pienamente da non potere chi vi arriva conoscere se furono mai abitate; ma nondimeno gli uomini viaggiano volentieri a que’ luoghi, cercando di vedere i vestigi di opere sì rinomate, come si va ai sepolcri dei celebri personaggi. Così noi farem ricordanza anche di legislazioni e d’istituzioni politiche che non sussistono più; potendo questa menzione esser utile non altrimenti che quella dei fatti; parte mettendoci innanzi cose imitabili, e parte avvertendoci di astenerci da alcune altre.

Ripigliando pertanto la prima descrizione1 diciamo che la nostra Terra abitata, la quale è cinta tutto all’intorno dall’acque, riceve in sè molti seni fatti o dal mare esteriore o dall’Oceano. Quattro sono maggiori degli altri: l’uno settentrionale chiamasi mar Caspio, ed alcuni lo denominano anche mare d’Ircania: il Persico e l’Arabico dove inonda il mare di mezzogiorno stanno rimpetto, quello al mar Caspio, questo all’Eussino: il quarto poi che supera di gran tratto i già mentovati forma il mare che dicesi Interno2 o

  1. Letteralmente: la prima ipotiposi.
  2. Il Mediterraneo. Questo nome dichiara abbastanza perchè si chiamasse Interno: i Greci poi e i Romani lo dissero Nostro perchè bagnava le coste dei loro paesi.