Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/306

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292 della geografia di strabone

al di là di queste e s’avvicinano già alla zona inabitata a cagione del freddo eccessivo, non giova punto al geografo ragionarne. Chi anche di queste vuole avere contezza, e di tutti quegli altri fenomeni celesti dei quali Ipparco ha parlato (e noi li passiamo in vece in silenzio siccome non appartenenti al lavoro che ci siamo proposto) li apprenda da Ipparco stesso1. Questo vale anche di ciò che Posidonio dice intorno ai Perischj, agli Amfischj ed agli Eteroschj: ma di costoro peraltro dobbiamo toccarne almen tanto che basti a chiarirne la denominazione, ed a far conoscere in qual parte sia utile alla geografia, e in quale infruttuosa.

Siccome dunque si tratta delle ombre dipendenti dal sole, e questo, per ciò che ne pare al nostro senso, muovesi intorno a quello stesso centro intorno al quale si muove anche il mondo, così ne viene che tutti quei popoli presso i quali ad ogni rivolgimento del mondo s’alternano il giorno e la notte, secondo che il sole trovasi rispetto a loro al di sopra o al di sotto della terra, s’immaginino gli uni Amfischj, gli altri Eteroschj.

Amfischj sono coloro appo i quali di mezzogiorno le ombre talvolta cadono da una parte, talvolta da un’altra, secondo che il sole perquote in diversa direzione il gnomone collocato perpendicolarmente sopra una superficie piana. E questo suol accadere soltanto presso coloro che abitano frammezzo ai tropici. Eteroschj sono invece coloro ai quali l’ombra cade sempre o verso il

  1. La sua opera andò sventuratamente perduta.