Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/311

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libro terzo 297

e tutte con piccoli porti. Aggiunge che gli abitanti sogliono quivi mostrare un tempio d’Ercole; ma ch’esso è tutto una finzione di Eforo. Perocchè non avvi altare nè di Ercole nè di verun altro Dio; ma solo s’incontrano in parecchi luoghi tre o quattro pietre insieme raccolte, le quali per un certo costume tramandato ab antico sogliono essere tramutate da’ forestieri, spacciandosi poi che si muovano di per sè stesse. Che non è lecito sagrificare in quel luogo, nè approdarvi di notte, perchè dicono che vi stanno allora gl’Iddii: però quelli che vanno per vedere il paese pernottano in un villaggio vicino, poscia vi sbarcan di giorno provveduti di acqua, sapendosi che il sito n’è privo.

Tutto questo può essere, e convien credere che sia davvero: non così diremo di quelle altre cose ch’egli racconta come un uomo della plebe e volgare. Perocchè Posidonio dice affermarsi dal volgo che il sole tramonta più grande che altrove nei paesi bagnati dall’Oceano, e manda un cotal suono come se il mare sibilasse mentr’esso si estingue nel discendere al fondo. È falso eziandio che la notte conseguiti immediatamente al tramonto del sole: mentre questo non accade immediatamente, ma bensì poco dopo, siccome succede dovunque si trovano grandi mari. Perocchè dove il sole discende dietro a monti, il giorno dura a lungo anche dopo ch’esso è già disceso a motivo della luce che si diffonde all’intorno: ma sul mare il crepuscolo è più breve, non tanto però che al tramontar del sole venga immediatamente appresso l’oscurità della notte; e questo è quello che vediamo accadere anche nelle grandi