Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/38

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26 della geografia di strabone

Ciò poi che spetta ai climi dimostrasi nei trattati delle posizioni abitabili1.

V’hanno dunque alcune cose già dimostrate, dalle quali noi dobbiamo pigliare principalmente quelle che sono utili al politico ed al condottiero di eserciti. Perocchè non debbe ignorare il sistema celeste nè la posizione della terra per modo che arrivando in luoghi dove alcuni dei fenomeni del cielo siano diversi dal consueto se ne sgomenti, e dica:

                             Qui, d’onde l’Austro spira o l’Aquilone,
                             E in qual parte il sole alza, e in qual declina
                             Noto non è2.

    di Anassimene suo discepolo. Questi filosofi assegnavano alla terra la forma di un’alta montagna della quale noi occupiamo la sommità, e le radici si sprofondano all’infinito. In tale ipotesi gli astri, non potendo passare al di sotto della terra ne illuminerebbero le diverse parti aggirandosi intorno ad essa parallelamente alla base. Senofane viveva 540 anni avanti l’E. V. Cosmas Indicopleuste fece rivivere queste assurdità sei secoli dopo Gesù Cristo nella sua Topografia Cristiana, lib. ii, pag. 141-143. Pare ch’egli abbia attinta questa opinione dall’India d’onde l’aveva tratta anche Senofane; ed essa è anche al presente il sistema dei Siamesi. (G.)

  1. Il testo dicendo ἐν τοῖς περὶ τῶν οἰκήσεων δείκνυται potrebbe anche significare si manifesta nelle cose spettanti alle abitazioni, o come dice il traduttor latino: ratione diversarum habitationum demonstrantur. Ho seguito nondimeno la interpretazione francese, perchè abbandonando subito Strabone questa materia, pare veramente ch’egli per ciò che concerne i climi od i varii gradi d’inclinazione verso il polo abbia voluto rimettere i suoi leggitori a’ trattati più conosciuti sulle posizioni; per esempio, a quello di Teodosio tripolitano περὶ τῶν οἰκήσεων
  2. Odiss., lib. x, 190.