Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/384

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sensibilmente sul terreno, finchè la luna non sia giunta nel mezzo del cielo: poi quando essa declina, anche il mare si va a poco a poco ritraendo, finch’essa non si trovi ad un segno1 dal suo occidente. Allora il mare resta ad uno stesso livello infino a che la luna non sia pervenuta al tramonto, e continuando il suo moto al di sotto della terra non siasi discostata di un segno dall’orizzonte. Dopo di che il mare comincia a crescer di nuovo finchè quella non sia pervenuta a mezzo il cielo dell’opposto emisferio: poi ricomincia da capo a ritrarsi finchè la luna procedendo verso il luogo d’onde ha da sorger di nuovo, non è venuta a trenta gradi dall’oriente. Allora si ferma di nuovo fin tanto che la luna non sia ascesa trenta gradi al di sopra dell’orizzonte, per poi diffondersi come prima. Questo al dire di Posidonio è il movimento diurno del mare2. Rispetto al mensuale egli pretende che le maggiori maree accadano al tempo delle nuove lune: che poi diminuiscano fino a che non apparisce divisa in due parti: e poi di nuovo si gonfino fino alla luna piena: quindi ritraggansi fino all'ultimo quarto, per cominciare poi un’altra volta a gonfiarsi fino alla luna nuova. E soggiunge, che questi accrescimenti debbono intendersi tanto rispetto alla durata quanto rispetto alla celerità. Finalmente per ciò che risguarda il movimento annuale, afferma di avere sentito dire in Gadi, il flusso e riflusso ne’ solstizii d’estate essere maggiore che in qualsivoglia altra stagione. D’onde poi egli stima ch’esso vada diminuendo fino all’equi-

  1. Trenta gradi.
  2. Questa dottrina s’accorda coll’osservazione ordinaria.