Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/385

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libro terzo 371

nozio d’inverno: che quindi s’accresca sempre fino al solstizio pure d’inverno, poi diminuisca fino all’equinozio di primavera, per aumentare di nuovo fino al solstizio d’estate. Ma succedendo1 queste mutazioni del mare ogni giorno ed ogni notte, giacchè in questo spazio di tempo il mare due volte trabocca e due volte si raccoglie di nuovo dentro il suo letto, e questo ordinatamente ogni giorno e ogni notte; come possono poi credere che il decrescimento del pozzo non accada cosi spesso come il suo accrescimento durante il riflusso, o che se accade uno stesso numero di volte, non sia per altro nella medesima proporzione? Forse che i Gaditani non erano capaci di osservare i fenomeni di ciascun giorno, sebbene avessero conosciute le rivoluzioni annuali da un fatto che si rinnova appena una volta ogni anno? Che Posidonio abbia prestato fede ai Gaditani è manifesto dalle congetture che ei fa sulle cagioni degli altri accrescimenti e decrescimenti soliti ad accadere fra un solstizio e l’altro, e sui loro periodici ritorni. Ma non è poi naturale che essendo quel popolo abituato all’osservazione, non abbia vedute le cose che succedono realmente, ed abbia invece creduto a quelle che non succedono. Dice pertanto Posidonio che un certo Selenco del mar rosso affermava essere il flusso e riflusso marino talvolta regolare e talvolta no, secondo i diversi segni del zodiaco nei quali la luna si trova: perocchè quando essa è nei segni equinoziali i predetti feno-

  1. In tutto questo periodo la lezione del testo è dubbia e non senza qualche errore evidente, e in generale le ultime pagine di questo libro avrebbero forse bisogno di molte emendazioni.