Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/411

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

libro quarto 397

aver ricevute le acque di parecchi altri fiumi, sboccano in mare. Siffatto adunque è il paese posto fra le Alpi ed il Rodano.

L’altra sponda del fiume è abitata per la maggior parte dai Volci soprannomati Arecomici. Dicono alcuni che il porto di questa gente è la città di Narbona, la quale più giustamente direbbesi porto di tutta la Celtica; tanto essa è da lunghissimo tempo superiore all’altre nel commercio. I Volci pertanto abitano vicino al fiume Rodano, avendo rimpetto a sè nella riva opposta i Salii ed i Cavari: ma il nome dei Cavari prevalse talmente in que’ luoghi, che con quello soglionsi menzionare quanti barbari abitano colà intorno: benchè a dir vero non sono più barbari, ma si uniformarono per la maggior parte ai Romani nell’idioma e nel vivere, ed alcuni anche nella forma del governo. Vi sono poi alcune altre oscure e piccole nazioni, le quali si stendono dagli Arecomici fino ai Pirenei. La metropoli degli Arecomici è Nemauso, la quale sì di commercio come di forestieri è molto inferiore a Narbona, ma la sorpassa nel numero dei cittadini. Perocchè tiene sotto di sè ventiquattro borghi tutti d’una stessa gente, ed assai ben popolati; e gode1 del diritto del Lazio, di maniera che quanti in Nemauso erano creduti degni di esser fatti edili o questori consideravansi come Romani. D’onde poi quella nazione non si trova soggetta per

  1. Il Coray legge ἔχουσα. Gli Ed. franc., e il Silandro lessero ἔχουσας riferendo cosi il diritto del Lazio non solo a Nemauso, ma a tutte le ventiquattro borgate.