Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/415

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libro quarto 401

salvi da quella spedizione ai proprii paesi: sapendosi come dopo che si partiron da Delfo furono da molte miserie travagliati, e, venuti a discordia fra toro, andarono qua e là in varie parti dispersi. Però si vuol dire piuttosto, siccome affermano Posidonio stesso e molti altri, che la Celtica avesse parecchi tesori, per essere quella regione ferace d’oro, e abitata da uomini superstiziosi ed avvezzi a vivere senza sontuosità: i quali poi nascondevano come in luogo sicuro l’oro e l’argento nei loro laghi. I Romani pertanto quando si furono impadroniti di quei paesi, venderon pubblicamente cotesti laghi, nei quali molti dei compratori trovarono poi grandi masse d’argento. Anche in Tolosa eravi un sacro tempio tenuto in gran riverenza dai popoli circonvicini; il quale anch’esso abbondava di grandi tesori, essendo molti coloro che ve li deponevano, senza che niuno mai fosse ardito di toccarli.

Ed è la città di Tolosa fondata in quel sito dov’è più angusto quell’istmo che disgiunge l’Oceano dal mar di Narbona, sicché al dire di Posidonio è minore di tre mila stadii. Qui poi, come abbiam detto già innanzi, merita d’essere notata prima d’ogni altra cosa la grande comodità che hanno tutte le parti di quel paese di comunicare fra loro a cagione dei fiumi e de’ mari (l’Oceano ed il Mediterraneo), perocché chiunque si faccia a considerare queste circostanze troverà ch’elleno sono una parte nou piccola della felicità di que’ luoghi; potendosi, dico, agevolmente portar navigando tutto quanto è necessario alla vita da un luogo ad un altro, per modo che lutti del pari se ne vantaggia-

Strabone, tom. II. 26