Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/54

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42 della geografia di strabone

cietà, alla politica forma del vivere ed alla verità, gli antichi tennero il modo della puerile istruzione anco negli anni maturi, e stimarono che ogni età potesse abbastanza istruirsi per mezzo della poesia. Col tempo si produssero poscia la storia e quella filosofia che ora possediamo. Ma questa pure appartiene a pochi; mentre la poesia ha un’utilità più popolare, ed è più acconcia ad empire i teatri1; e principalmente la poesia d’Omero. Oltre di che furono mitografi anche i primi storici ed i primi fisici.

Omero pertanto adoperando le favole a fine d’ammaestramento, ebbe in pensiero per la maggior parte la verità, alla quale frammischia poi qualche volta anche il falso, o per guadagnarsi, o per muovere e governare la moltitudine. E

                             Qual se dotto mastro . . . . . .
                             Sparge all’argento il liquid’oro intorno2;

così egli ai fatti veri intratesse la favola rendendo piacevole e ornata la dizione, e guardando a quel medesmo fine a cui guarda lo storico nel raccontare avvenimenti reali. Laonde avendo tolta a narrare la guerra iliaca, l’adornò poi coll’invenzione di molte favole; e così fece anche rispetto agli errori d’Ulisse: perocchè non sarebbe omerico il recare in mezzo vani portenti che non si collegassero con qualche verità. Quelle cose che l’uomo inventa riescono naturalmente più credibili

  1. Strabone risguardava dunque i teatri come pubbliche scuole dove la moltitudine poteva istruirsi.
  2. Odiss., lib. vi, 232.