Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/92

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anche a più altri fiumi; sicchè Omero non la stimò degna di essere ricordata, massimamente perchè scriveva fra persone che già ne avevan contezza. Così anche Alceo non ne parlò; sebbene dica di essere stato egli stesso in Egitto. E per ciò che spetta all’accrescimento del terreno, potevasi argomentare dalle innondazioni, e da ciò che Omero dice di Faro. Certamente nè alcun testimonio oculare, nè il pubblico grido poterono persuadergli che Faro fosse allora disgiunto, com’egli dice, dal continente quanto una nave può correre in un giorno; perocchè questa menzogna non si sarebbe potuta allora propagare per esserne troppo conosciuta la falsità; ma è probabile che dell’inondazione e degli accrescimenti di terreno egli avesse sentito ciò che si diceva comunemente; d’onde poi avendo il poeta congetturato che l’isola al tempo di Menelao fosse divisa dal continente più di quello ch’era a’ suoi dì, per una poetica finzione v’aggiunse di proprio arbitrio una distanza molto maggiore. Ma le finzioni non nascono in grazia dell’ignoranza; e molte prove se ne hanno. Perocchè quello che i poeti fingono di Proteo, de’ pigmei, del poter dei veleni e di altre cose, nol fingono già per ignoranza dei luoghi e delle cose, sibbene per desiderio di piacere e dilettare. - «Ma come mai, essendo l’isola Faro senza acqua egli ne la dice fornita, affermando che v’ha un comodo porto d’onde mettono in mare le celeri navi dopo ch’esse hanno attinte le nereggianti acque?» - Ma nè è cosa impossibile che la sorgente dell’acqua sia venuta meno; nè Omero asserisce che l’acqua si attingesse proprio nel-