Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/95

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libro primo 83

durata del viaggio ci sforzano ad adottarla. E nel vero egli fu trattenuto o contro sua voglia dalla tempesta, dicendo egli medesimo che di sessanta navi gliene rimasero cinque soltanto; o di sua propria volontà per desiderio di raccoglier ricchezze. Però Nestore dice:

                   . . . . . . . . . Menelao tra genti
                   D’altra favella s’aggirava, e forza
                   Vi raccogliea di vettovaglia e d’oro1.

E Menelao stesso

                   Cipri, vagando, e la Fenicia io vidi,
                   E ai Sidonii, e agli Egizii . . . . . .

Rispetto poi all’ipotesi secondo la quale avrebbe navigato a traverso dell’istmo, o per qualche canale, se ciò fosse detto da Omero potrebbe ascoltarsi a modo di favola; ma non essendo detto da lui verrebbe a introdursi come cosa oziosa e incredibile. E dico incredibile, perchè innanzi ai tempi troiani non v’ebbe colà nessuna canale; ed era fama che Sesostri, il quale ne aveva intrapreso uno, se ne fosse poi astenuto, sospettando che la superficie del mare fosse troppo elevata2. Nè ciò solo, ma nemmanco l’istmo era navi-

  1. Odiss., lib. iii, 301.
  2. Erodoto e Diodoro attribuiscono a Necos figliuolo di Psammetico, vissuto verso il 615 av. l’E. V., ciò che Strabone attribuisce a Sesostri. Circa un secolo dopo di Necos, anche Dario figlio d’Istaspe s’accinse a quest’opera, e la tralasciò per la falsa opinione che il golfo Arabico fosse più elevato del Mediterraneo; ma Tolomeo filadelfio dimostrò poi la falsità di quella opinione congiungendo il Golfo col Nilo senza che ne seguisse la temuta inondazione. Ai tempi di Traiano e di Adriano esisteva tuttora