Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 3.djvu/113

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libro sesto 105

ch’essendosi aperte le bocche per le quali sollevasi il fuoco, e le masse di fiamme e di acqua sprigionatisi, la terra circonvicina allo Stretto non soggiace se non di rado a tremuoti; ma una volta, quando erano chiuse tutte le aperture nella superficie del suolo, il fuoco ed il vento che si trovavan costretti sotterra producevano gagliarde scosse; di modo che urlati e riurtati que’ luoghi dalla forza dei venti, si disgiunsero: e dividendosi ricevettero fra mezzo l’uno e l’altro mare; sì questo, come quello che trovasi colà frapposto alle altre isole. Perciocchè sono disgiungimenti di terra anche Procida e le Pitecuse e Caprea e Leuca e le Sirenuse e le Euotridi. Alcun poi emersero dal mare, ciò che è anche al presente spesse volte interviene: perocchè quelle che sono nell’alto delle acque è probabile che siano appunto surte dal fondo; quelle invece che stanno innanzi a’ promontorii, o che sono divise dal continente per uno diretto frapposto, è più ragionevole a credere che ne siano siate divette. Del resto se cotal nome siasi dato a quella città per la detta cagione, o piuttosto per la sua propria bellezza, per la quale i Sanniti abbiano voluto quasi nominarla con latino vocabolo città regale (giacchè i capi dei Sanniti partecipano della romana cittadinanza, e adoperano per lo più il parlare latino) lascerò ch’altri consideri da qual parte in tal controversia si trovi la verità. Quesla città così illustre, la quale aveva mandate colonie in molte altre, e prodotti parecchi uomini egregi, gli uni nelle cose della politica, gli altri nella dottrina, raccontasi che la distruggesse Dionigi, poichè