Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 3.djvu/128

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120 della geografia di strabone

zanamente all’indentro; ma il terzo si sporge invece in arco dal Lilibeo al Peloro; e, maggiore degli altri, si stende per mille e settecento stadii, o per mille e settecento venti, come Posidonio asserisce. Degli altri due poi quello che va dal Lilibeo a Pachino è maggiore dell’altro; e così il più piccolo di tutti è quello lungo lo Stretto e l’Italia da Peloro a Pachino: esso è di mille e cento trenta stadii. La periferia, costeggiata per mare, Posidonio la fa di quattromila e quattrocento stadii. Ma nella Corografia le distanze segnate parte a parte ed a miglia riescono ad una somma maggiore. Dal capo Peloro a Mile venticinque miglia; altrettanti da Mile a Tindari; di quivi ad Agatirso trenta; da Agatirso ad Alesa altrettanti, e trenta anche di quivi a Cefaledio: e queste sono piccole città. Da Cefaledio al fiume Imera che scorre pel mezzo della Sicilia diciotto; poi fino a Panormo trentacinque; trentadue da Panormo all’emporio degli Egestesi; e di quivi al Lilibeo trentotto. Superato questo promontorio e andando lungo il fianco contiguo trovasi Eraclea a settantacinque miglia; di quivi all’emporio degli Agrigentini venti, ed altri venti a Camarina; da questa città a Pachino cin quanta. Da questo promontorio sul terzo fianco fino a Siracusa, sono trentasei miglia; a Catana sessanta; poi a Tauromenio trentatrè, e da Tauromenio a Messina trenta. Viaggiando invece per terra da Pachino a Pe loro la Corografia annovera cento sessantotto miglia; e da Messina al Lilibeo lungo la Via Valeria trenta cinque. Alcuni, come Eforo, hanno detto più semplice mente che la periferia è di cinque giorni e cinque notti.