Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 3.djvu/130

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122 della geografia di strabone

da quello di Libia che da Cartagine si stende alle Sirti. Il tragitto dal Lilibeo alla Libia, più breve di tutti, è di mille e cinquecento stadii. Laonde si dice che un tale d’acutissima vista annunziò dalla sua vedetta ai Cartaginesi assediati in Lilibeo il numero delle barche che uscivano di Cartagine1.

Dal Lilibeo finalmente a Peloro è di necessità che il lato s’incurvi verso levante, e guardi fra il ponente e il settentrione; avendo al settentrione l’Italia, ed al ponente il mar Tirreno e le isole d’Eolo. Lungo il lato che forma lo stretto trovatisi prima Messina, poi Tauromenio e Catana e Siracusa. Quelle di Nasso e Megara ch’erano fra Catana e Siracusa furono rovinate: e stavano in quel sito dove parecchi fiumi discendendo dall’Etna concorrono a metter foce nel mare, e sulle loro bocche fanno comodi porti. Quivi poi era anche il promontorio di Xifonia. Ed Eforo dice queste essere state le prime città elleniche della Sicilia nella decimaquinta2 generazione dopo la guerra di Troia. Prima d’allora gli Elleni temevano tanto i ladronecci dei Tirreni e la crudeltà dei barbari abitanti di quel luogo, che non osavano approdarvi nemmanco per mercanteggiare. All’ultimo poi Teocle ateniese fu portato dai venti alla Sicilia, e conobbe la nullità di quegli uomini e la bontà

  1. Questo fatto dee riferirsi all’anno 250 prima dell’E. V.; e quel tale di cui l’Autore non dice il nome si chiamava Strabone anch’egli. Cosi afferma Varone presso Plinio, Hist. Nat., lib. vii, § 21. (Edit. franc.).
  2. Leggo col Coray π[testo greco],