Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 3.djvu/163

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libro sesto 155

soglionsi mostrare alcuni monumenti sacri ad eroi: l’uno di Calcante collocato proprio sul vertice, dove coloro che vanno per avere de’ responsi sagrificano un ariete nero, poi si mettono; a dormire sopra la pelle: un altro sacro a Podalirio trovasi al basso vicino alla radice del colle lontano dal mare cento stadii all’incirca. E da questi luoghi scorri un fiume le cui acque sono universale rimedio a tutte le malattie degli animali.

Dinanzi al golfo ora descritto1 giace un promontorio che si addentra circa trecento stadii nel mare verso oriente ed è detto Gargano; e chi abbia dato la volta alla punta di quel promontorio trova la piccola città d Ureio2. Egli è poi rimpetto al Gargano ehe son situate le isole Diomedee.

Tutto questo paese produce ogni maniera di frutti, ed è abbondevolissimo di cavalli e di pecore, la cui lana è più morbida della tarentina, ma pei ò men lucida. E per essere alcun poco avvallata, tutta questa regione gode una mite temperatura3.

Alcuni dicono che Diomede stesso imprendesse a scavare una fossa, la quale (attraversando il promontorio) conginngesse il mare, ma che la lasciò non compiuta come anche altre cose, perchè fu richiamato alla patria dove finì poi la vita. Questa è una delle opinioni che corrono rispetto a Diomede: l’altra invece afferma ch’egli rimase nei Inoghi dei quali parliamo fino al termine

  1. Il Golfo di Manfredonia.
  2. Rodi.
  3. I1 testo è qui dubbioso.