Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 3.djvu/176

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168 della geografia di strabone

s’innalza e fa una specie di dosso che stendesi verso il levante, come se fosse un ramo delle Alpi. E così infatti lo dissero alcuni, guardando alla predetta sua posizione, non meno che alla uniformità delle sue produzioni con quelle delle Alpi. Tuttavolta è da notarsi che quel dosso non si eleva all’altezza di queste montagne.

Quivi poi sono anche la selva Ercinia1 e le nazioni Sveve, alcune delle quali abitano in quella selva. Tali sono i Coldui, presso i quali è anche Bojemo, reggia di Marobodo, che vi trasportò insieme con più altre popolazioni i Marcomanni suoi connazionali. Costui di privato ascese alla somma delle cose dopo il suo ritorno da Roma, dov’era vissuto giovinetto, beneficato dall’Imperatore. Ritornato poi nella patria se n’era fatto principe, ed avea soggiogati, oltre ai popoli che già dissi, anche i Luii, ragguardevole nazione, e i Zumi e i Butoni, e i Mugiloni, e i Sibini e la gran gente dei Sennoni, che appartiene anch’essa agli Svevi.

Dopo quella parte di Svevi che abitano, come dissi, nella Selva Ercinia, gli altri stanno al di fuori e sono confinanti coi Geti. E costoro sono la più grande nazione di Svevi, e dal Reno si stendono fino all’Albi; anzi alcuni erano stanziati anche oltre questo fiume, come sono gli Ermonduri ed i Longobardi, ed al presente furono costretti a riparar tutti sull’opposta riva.

  1. Gli antichi dinotarono sotto questo nome le molte foreste della Germania; anzi alcuni credettero che quel paese fosse tutto una foresta dal Reno sino al Boristene ed anche al di là. La maggiore per altro delle foreste a cui davasi questo nome, quella di cui qui si tratta, copriva una gran parte della Boemia. (G.).