Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 3.djvu/187

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

libro settimo 179

del poeta. E nel vero il volgere indietro gli occhi è proprio di chi guarda a quella parte che gli sta da tergo: ma chi dai Troiani trasportasse lo sguardo a genti che stanno al di là di quelli od ai lati, ben si potrebbe dire che spinse lo sguardo più da lontano, non gà che lo volse indietro. E n’è testinomianza anche il vedersi che Omero congiunse con questi Misii gl’Ippemolghi, i Galattofagi e gli Abii, che sono gli Sciti amassici ed i Sarmati: perocchè anche oggidì queste nazioni, e così anche i Bastarni, sono bensì frammiste coi Traci posti oltre l’Istro, ma con quelli altresì abitanti al di qua di quel fiume. Ed è fra questi ultimi che si trovano i Celti, cioè i Boj, gli Scordisci e i Taurisci: dove è da notare che alcuni dicono Scordiscie invece di Scordisci, ed ai Taurisci danno il nome di Tirisci o Tauriste. Dice poi Posidonio che i Misii per sentimento di religione si astengono dal mangiare animali, e perciò anche dalle pecore; ma fanno uso di miele, di latte e di cacio vivendo nell’ozio, e che perciò poi sono tenuti in conto di religiosi e si chiamano capnobati1. Dice altresì che v’hanno alcuni dei Traci, i

  1. Questa voce (καπνοβάτας) non potrebbe significare se non uomini camminanti nel fumo o sul fumo. Gl’interpreti e gli editori più accreditati la giudicano alterata, benchè si trovi senza nessuna varietà in tutti i testi; ma le voci che propongono di sostituire non sono punto soddisfacenti. Lo stesso può dirsi della voce Ctisti che incontrasi poco dopo; se pure non significa fondatori, per dinotare uomini fondatisi da sè soli, senza il concorso delle donne.