Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 3.djvu/237

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

libro settimo 229

Pelasghi abiura già parlato1. Rispetto ai Lelegi alcuni congetturano che siano uno stesso popolo coi Carii; altri tendono che avessero solo a comune con questi il luogo dove soggiornavano, e le militari spedizioni. Però nel territorio milesio souo alcuni luoghi denominati abitazioni de’ Lelegi; ed in parecchie parti della Caria si trovano dei sepolcri di Lelegi, ed alcune fortezze ora deserte denominate Lelegie. Aggiungasi che tutto quel tratto presentemente denominato Ionia fu abitato da’ Carii e da’ Lelegi; ma gl’Ionii poi discacciarono entrambe queste popolazioni e pigliai, ono possesso del loro paese. Più aulicamente colorò che presero Troia2 cacciarono i Lelegi dai luoghi circonvicini all’Ida, ai fiumi Pedaso e Satnioenta. Chle poi questi Lelegi fossero barbari potrebbe argomentarsi eziandio dall’essersi accomunali coi Carii: che fossero fino ab aotico un popolo vagabondo, tanto in compagnia de’ Carii, come da soli, lo mostrano le Repubbliche di Aristotele il quale parlando di quella degli Acarnani dice che in parte l’occuparono i Cureti, in parte verso il ponente i Lelegi, il resto i Teleboii: poi nella Repubblica degli Etoli chiama Lelegi quelli che ora diconsi Locrii, ed aggiunge altresì che occupavano la Beozia e lo stesso fa anche in quelle degli Opunzii e dei Megaresi. Nella Repubblica poi de’ Lencadi dà il nome di Lelege ad un autoctono; ed al figlio di una sua

  1. Nel libro quinto.
  2. Strabone parla qui probabilmente dell’espugnazione di Troia compiuta da Ercole circa 1330 anni prima dell’E. V.