Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 3.djvu/24

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16 della geografia di strabone


Aquileia, che più d’ogni altra è vicina all’ultimo recesso del golfo, la fondarono i Romani, e fortificaronla contro i Barbari abitanti nelle parti superiori. Si naviga alla volta di questa città rimontando il fiume Natisone per lo spazio di circa sessanta stadii; e serve d’emporio a quelle fra le nazioni illiriche che abitano lungo l’Istro, le quali vi portano le produzioni marine, e il vino che mettono in botti di legno su carri, e l’olio: e i Romani vi conducono schiavi, pecore e pelli. Questa città d’Aquileia è situata fuor dei confini degli Eneti, ai quali serve di limite un fiume ch’esce delle Alpi e che può navigarsi contro la sua corrente ben settecento stadii fino alla città di Norea, presso la quale Gneo Carbone si scontrò coi Cimbri, e ne fu superato1. Quella regione ha miniere d’oro e d’argento abbondevoli e facili ad essere lavorate.

Nel fondo poi del golfo Adriatico evvi Timavo, luogo consacrato a Diomede, e degno che se ne faccia menzione: perocchè ha porto, ed un bosco bellissimo, e sette fontane di acqua buona da bere, la quale cade assai presto nel mare, dopo essersi unita a formare un largo e profondo fiume. Ma Polibio dice che, fuori una sola, tutte queste fontane sono di acqua salata; e che perciò poi gli abitanti chiamano quel luogo sorgente e

  1. Οὐδὲν ἔπραξε: Letteralmente: non riportò alcun vantaggio. Ma sappiamo dalla storia che Carbone fu disfatto: perciò gli Edit. franc. stanno in forse se debba intendersi di Gneo Carbone o di Q. Lutazio Catulo e de’ suoi pochi progressi contro i Cimbri prima di essersi unito con Mario.