Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 3.djvu/247

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

libro settimo 239

vonsi verso il mezzogiorno, come sono l’Inaco, l’Aracto, l’Achebo, e l’Eveno anticamente detto Licorma. Il primo di questi fiumi si getta nel golfo d’Ambracia; l’altro nell’Achebo, e questo e l’Eveno nel mare, l’uno attraversando l’Acarnania, l’altro l’Etolia. Ma l’Erigone dopo avere accolte molte correnti che discendono dai monti Illirici, Ligustici, Bruzii, Deuriopii e Pelagonii1 sbocca nell’Astio. Appo queste genti v’ebbero anticamente delle città: anzi la Pelagonia dicevasi Tripolitide2, e le appartenne anche Azoro; e le città dei Deuriopii erano situate tutte lungo l’Erigone, fra le quali furono Brianio, Alalcomena e Stimbara. Eravi poi Cidria appartenente ai Bruzii, ed Eginio confinante co’ Timfei, poi Etica e Trice. Vicino alla Macedonia ed alla Tessaglia, nei d’intorni del monte Peo e del Pindo stanno gli Etici e le sorgenti del Peneo, che i Timfei ed i Tessali abitanti alle falde del Pindo sogliono disputarsi fra loro. Avvi inoltre lungo il fiume Ione la città d’Oxineia, distante da Azoro della Tripolitide cento venti stadii. Ivi presso sono anche Alalcomena, Eginio ed Europo, ed il confluente dell’Ione nel Penco. Una volta pertanto, come già dissi, quantunque cotesta regione fosse aspra e piena di monti (come sono il Tamaro, il Poliano ed altri parecchi) nondimeno tutto l’Epiro e l’Illiria avevano abbondante popolazione: ora invece que’ luoghi sono in gran parte

  1. Leggo col Coray καὶ Πελαγόνων. Il testo comune però ha καὶ πλειόνων e di molti: lezione imperfetta.
  2. Cioè Fornita di tre città.