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| libro quinto | 43 |
sio, quello di Sabata[1] ch’è il più vicino a Roma, e quello del Trasimeno che n’è il più discosto verso Arezzo. Lungo quest’ultimo lago è una via acconcia a trasferire eserciti dalla Celtica nella Tirrenia, e se ne valse anche Annibale. Oltre di questa ve n’ha poi un’altra vicino ad Arimini attraverso dell’Umbria; e questa è migliore per essere le montagne che vi s’incontrano mezzanamente basse: ma perchè l’avevano i Romani diligentemente presidiata, Annibale fu necessitato di eleggere la più malagevole, e ne riuscì dopo aver vinto sopra Flaminio una grande battaglia. Ancora è a notare che la Tirrenia nelle parti vicine a Roma ha molta abbondanza di acque calde, le quali sogliono frequentarsi non meno che quelle di Baja, che pur sono le più celebrate di tutte[2].
CAPO V.
Descrizione dell’Umbria.
Alla Tirrenia dalla parte d’oriente congiungesi l’Umbria che piglia il suo principio dagli Apennini ed anche più in là, e stendesi fino all’Adria. Perocchè cominciandosi da Ravenna gli Umbrii occupano tutto il paese circonvicino, e poi via via Sarsina, Arimini, Sena[3],
- ↑ Ora Lago Bracciano.
- ↑ Vincenzo Borghini sospetta che questo capitolo sulla Tirrenia non ci sia pervenuto tutto intiero. (Edit. franc.).
- ↑ Sinigaglia e Camerino.