Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 3.djvu/91

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libro quinto 83

quentati1: perocchè quivi (a Baja) si è formata una nuova città non meno grande di Dicearchia, a forza di costruirvi palagi gli uni vicini agli altri. A Napoli poi mantengono viva l’usanza del vivere ellenico coloro che vi si trasferiscono da Roma per riposare; uomini letterati o notabili per altre doti, che l’età o l’inferma salute costringe a desiderar la quiete; oltrechè alcuni Romani ai quali diletta quel colal modo di vivere, vedendo la moltitudine di coloro che quivi ne godono, volentieri vi si trasferiscono e vi fermano la loro stanza.

Vicinissimo a Napoli è il castello Eraclio che ha un promontorio sporgente nel mare, dove il vento di Libia2 soffia mirabilmente, sicchè l’abitarvi è salubre. Questo sito, con Pompeja che viene subito dopo ed è irrigata dal fiume Sarno, furono un tempo possedute dagli Osci, poi da’ Tirreni e da’ Pelasghi, e poi da’ Sanniti, i quali ne furono anch’essi cacciati3. Pompeja è l’arsenale marittimo di Nola, Nuceria ed Acerra (cotesto nome ha anche un luogo vicino a Cremona); ed è bagnata, come già dissi, dal fiume Sarno sul quale si possono portare mercatanzie così a seconda come a ritroso del suo corso.

A tutti codesti luoghi sovrastà il monte Vesuvio, tutto coperto di bei colti fuorchè nella cima. Questa è

  1. [testo greco]
  2. I1 vento di sud-ovest.
  3. Ciò debb’essere avvenuto quando se ne resero padroni i Romani, verso l’anno 272 prima dell’E. V.