Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 3.djvu/93

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libro quinto 85

mate Sirenuse. In quella parte del premontorio Ateneo che accenna a Sorento soglion mostrare un tempio, e gli antichi voti che vi dedicarono gli abitanti circonvicini veneratori di quel luogo. E quivi appunto ha fine quel golfo ch’è soprannomato Cratere1, circoscritto da due promontorii (il Miseno e l’Ateneo) che guardano al mezzogiorno. Tutto il golfo è ornato in parte dalle città che abbiam nominate, in parte da case e da piantagioni, le quali succedonsi da vicino fra loro, e rendono sembianza di una sola città.

Dinanzi al Miseno poi sta Procida, un’isola che dir si potrebbe staccata da quella di Pitecusa2. Questa fu popolata dagli Eretriesi e dai Calcidesi i quali, dopo esservi stati in buona fortuna per la fertilità del suolo e per le miniere dell’oro, l’abbandonarono poi a motivo di una sedizione; e in progresso di tempo ne furono anche scacciati da’ tremuoti, e dalle eruzioni di fuoco, di mare e di acque calde. Perciocchè l’isola va soggetta a tali accidenti pe’ quali poi anche coloro che v’erano stati spediti da Ierone tiranno di Siracusa abbandonarono e il forte ch’essi avevan costrutto e l’isola stessa. Vi approdarono quindi i Napoletani e se ne impadronirono. E di qui è nata quella favola la quale dice che sotto quest’isola giace Tifone, e che quando egli si voltola fa sbucar fuori e fiamme ed acqua, e talvolta persino piccole isole con getti di acqua bollente. Ma una cosa più credibile disse Pindaro argomentando dai feno-

  1. Ora Golfo di Napoli.
  2. Ischia.