Pagina:Delle cinque piaghe della Santa Chiesa (Rosmini).djvu/31

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Cristo; poichè non s’intende già di formare semplicemente degli uomini onesti, ma de’ cristiani, e de’ sacerdoti illuminati e santificati in Cristo. Era questo il primo principio e tutto il fondamento del metodo che usavasi ne’ primi secoli: scienza e santità unite strettissimamente, e l’una nascente dall’altra. Anzi propriamente in un verissimo senso può dirsi che la scienza nasceva dalla santità; perciocchè si voleva quella per solo l’amore che si portava a questa; si voleva quella scienza, perchè ella era tale che conteneva la santità nelle sue stesse viscere, nè altra se ne voleva; e così tutto era unificato: e in questa unità consiste propriamente la genuina indole della dottrina destinata a salvare il mondo: ella non è pura dottrina ideale, ma è verità pratica e reale; e perciò, rimossa la santità da essa, crederemo noi che si rimanga quella sapienza che ha insegnato Cristo? Ne ingannerebbe il crederlo: noi ci riputeremmo di essere savî, e saremmo stolti; noi prenderemmo per la dottrina di Cristo una vana e morta effigie di lei, vuota di vigore e di ogni vita.

40. Ecco come un santo desiderio della verità pratica guidava ne’ suoi studî S. Papias, celebre discepolo degli Apostoli: «Papias, dice Eusebio nella sua Storia, si piaceva della compagnia non di quelli che parlassero molto, ma sì di quelli che gl’insegnassero la verità. Non cercava quelli che pubblicavano massime nuove inventate dallo spirito umano, ma sì quelli che gli riferivano le regole che il Signore ci ha lasciate a sostenimento di nostra fede, e intorno alle quali perciò la Verità stessa ci ha ammaestrati. Quando si abbatteva in alcuno che era stato discepolo de’ vecchi egli raccoglieva con cura tutti i suoi discorsi. Domandava, per esempio, ciò che aveva detto S. Andrea, S. Pietro, S. Giovanni, S. Filippo, S. Tommaso, S. Giacopo, S. Matteo, o qualche altro de’ discepoli di Gesù Cristo, come Aristone, o Giovanni il vecchio. Poichè egli trovava che le istruzioni che traeva dai libri, gli erano di meno profitto di quelle che riceveva di viva voce da quelli co’ quali s’interteneva. Egli notava nei suoi scritti di essere stato discepolo di Aristone e di Giovanni il vecchio. Li citava sovente, e riferiva molte cose ch’egli diceva averne imparate (Eus. L. iii, c. xxxix.).»

In questa descrizione che fa Eusebio, noi possiamo vedere qual puro amore di verità effettiva (che è il proprio carattere della dottrina di Cristo), senza vana curiosità, conduceva quegli uomini santi de’ primi tempi a desiderare non tanto di sapere, quanto di penetrare la verità coll’animo, di assaporarla col gusto interiore, di nutrirsene come di pane sostanzioso e vitale: e quindi è che si faceva pendere l’insegnamento non tanto da’ libri, quanto dalla viva voce, alla qual sola s’affidavano i più sublimi misteri1: e questa desideravano più, perchè l’esperimentavano i discepoli in sè stessi più salutare. Il che forma uno de’ pregi del metodo che usavano i grandi allora a formare i grandi: cioè che l’ammaestramento non finiva in una breve lezione giornaliera, ma consisteva in una continua conversazione che avevano i discepoli co’ maestri, i giovani ecclesiastici co’ grandi Vescovi; vantaggio che perì naturalmente tostochè l’istruzione fu commessa esclusivamente al Clero inferiore, cioè a de’ puri istruttori anzichè a de’ pastori2.

  1. Acciocchè le verità più sublimi non fossero udite dagl’indegni, v’avea la scienza dell’arcano; non si confidavano quelle alte dottrine che a voce, e solo a que’ discepoli che erano stati lungo tempo provati, e che se n’erano resi degni col costante proposito di conseguire la santità della vita cristiana. Tutti gli antichi scrittori parlano di questa prudenza e riverenza che s’aveva alle verità rivelate, e basterà qui citare Clemente d’Alessandria, il qual ne parla nel L. 1 degli Stromi, e in tanti altri luoghi delle sue opere.
  2. Anche ne’ rimedî posti all’educazione del Clero abbandonata, rimase questo inconveniente perchè i rimedî non andavano alla radice del male. Uno de’ rimedî di cui parlo si fu l’istituzione delle Università: ma queste non facevano che allontanare sempre più i cherici