Pagina:Delle cinque piaghe della Santa Chiesa (Rosmini).djvu/39

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provinciali, come altrettanti fratelli, trattavano insieme due volte l’anno1 degli affari comuni, si consultavano su’ casi difficili che incontravano ne’ loro governi particolari, e accordavano insieme tutto ciò che era mestieri per togliere i disordini; decidevano le cause, davano i successori a’ Vescovi che morivano, i quali successori stabiliti da’ Vescovi comprovinciali erano a questi non solo noti ma aggraditi, e tali che, ottimamente contribuivano a conservare quella perfetta armonia che accordava insieme il corpo episcopale; quindi finalmente i Concilî maggiori di più provincie, i nazionali, e gli ecumenici.

53. 5.° Dall’autorità del Metropolitano che presiedeva a tutti i Vescovi di una provincia, e delle sedi maggiori che più provincie e più metropolitani avevano sotto di sè; la quale ben ordinata distribuzione del reggimento ecclesiastico tutto mirabilmente univa ed incatenava per così dire tra sè il corpo della Chiesa; non essendo per avventura una gerarchia vana, e di solo onore.

54. E finalmente sopra tutto dall’autorità del sommo Pontefice, pietra precipua e sempre e sola immobile della gran mole dell’edificio episcopale, e perciò pietra di verace fondamento, che dà a tutta la Chiesa militante identità, e perennità. A lui ricorrevano in ogni loro grave bisogno tutti i Vescovi e tutte le Chiese del mondo siccome al padre, al giudice, al maestro, al centro, al fonte comune; da lui ricevevano consolazione i pastori perseguitati, e limosina gl’impoveriti e spogliati, come pure i fedeli di ogni nazione; da lui lume, e direzione, e difesa, e sicuro e tranquillo stato tutto l’intero orbe cattolico.

55. Tali erano i sei anelli d’oro costituenti i saldissimi vincoli che stringevano insieme il corpo episcopale ne’ più bei tempi della Chiesa: e veramente d’oro! perchè non d’altra materia formati che di santità, di carità, di adesione alla parola di Cristo e agli esempî apostolici, di zelo per quella Chiesa che col sangue di Cristo era fondata ed alle mani dei Vescovi commessa, e di timore e tremore che avean sempre presente nell’animo del conto inesorabile Che ne dovea domandar loro un giorno lo stesso Signore ed invisibile Capo e Pastore Gesù Cristo.

Abbiamo veduto che le invasioni de’ barbari, le quali rovesciarono il dominio romano, fecero cominciare alla Chiesa un di que’ nuovi periodi che si possono chiamare di movimento, ne’ quali ella si leva quasi direi dalla sua stazione, e comincia una marcia novella: periodi in cui ella sviluppa di sè un’attività nuova, prima nascosta nel suo seno per mancanza d’occasione di manifestarsi, e allora esercita sull’umanità una nuova azione, e si produce una nuova serie di benefici effetti. Ed ora il periodo di cui parliamo ha per suo carattere l’ingresso de’ Vescovi nei governi politici: » e il fine della Provvidenza in avvenimento così rilevante, dicemmo essere stato manifestamente di fare che la Religione del Cristo penetrasse l’intimo della società, e dominandola la santificasse; e quel fine fu conseguito, giacchè l’ordine della Providenza è immancabile e certo; ma fu conseguito a prezzo di gravi mali, giacchè le cose umane, colle quali opera la Providenza, sono tutte necessariamente limitate e imperfette. Ora uno di questi mali, oltre quelli che abbiamo enumerati, fu la disunione dell’Episcopato, terribile lanciata che andò a squarciare il petto e a trapassare il cuore stesso della tenera sposa di Gesù Cristo!

56. Noi dobbiamo vedere per quali gradi avvenisse uno scempio così cru-


    deli nominino quelli che stimassero i più degni ed idonei a quell’uffizio? «Prendete in vista essi dicono, o fratelli, degli uomini che godano di un buon testimonio, fino al numero di sette, acciocchè noi li possiamo costituire sopra questo ministerio» (Act. vi). E «piacque il discorso, seguita il sacro Storico, a tutta la moltitudine, che elesse i primi sette diaconi della Chiesa.»

  1. Il v dei venti Canoni disciplinari del gran Concilio di Nicea ordina che in ogni provincia il Concilio si tenga due volte l’anno.