Pagina:Delle cinque piaghe della Santa Chiesa (Rosmini).djvu/43

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re per prevenzione e per recriminazione. Tutto si avviluppò; e un’assemblea di Vescovi, cosa per sè sì dolce e sì facile, abbisognò d’allora in avanti i più serî e lunghi pensieri; giacchè prima di solo aderirvi fu necessario aver gran voglia di studiarne le cerimonie, aver gran borsa da farne le spese, aver gran tempo da gittarvi, e aver gran forze da sostenervi le fatiche pesanti di etichetta, che assai meno basta talora ad ammazzare de’ vecchi cadenti1.

61. Tali difficoltà che allontanano i Vescovi fra loro, circondandoli per così dire di una atmosfera ripulsiva, è il segno sicuro di ambizione entrata furtivamente ne’ loro petti. E qual mai cagione di divisione, ed anco di scisma, maggiore dell’ambizione, che è mescolata sempre colle sue due ministre, la cupidigia di ricchezza, e quella di potenza? Un fatto costante nella storia della chiesa è questo, che «ovunque ad una sede episcopale si congiunse per lungo tempo un assai grande potere temporale, ivi si manifestarono altresì cagioni di discordie.» Costantinopoli qui si affaccia tosto al pensiero. Non era un secolo dalla sua fondazione, che i Vescovi della nuova Roma, possenti per la vicinanza dell’Imperatore, ambirono di soverchiare le sedi più antiche e le più illustri della chiesa, e riuscirono dopo molti contrasti ad ottenere il secondo posto di essa chiesa2. Non contenti, rivaleggiarono con Roma e produssero il fatale scisma greco3. Ecco evidentemente una delle terribili conseguenze del potere temporale annesso alla sede costantinopolitana, la perdita che fece la chiesa, dell’oriente! Nell’occidente si offre alla nostra considerazione l’esarcato di Ravenna, stabilitovi nel VI secolo; e tosto rende quegli Arcivescovi indocili e insubordinati a Roma, a tale che solo con misure estreme finalmente si poterono umiliare4. L’immenso fonte però delle discordie e delle disunioni nella Chiesa occidentale furono i varî Antipapi che vi comparvero, e finalmente nel secolo xiv, il grande scisma d’occidente, che, anche estinto, lasciò i più profondi germi di divisione, d’invidie, di segrete ostilità fra le nazioni cristiane, germi rinforzati da tutto ciò che è stato fatto in occasione dello scisma dai sempre mai memorabili Concilî di Pisa, di Costanza, e di Basilea. Fu quello scisma, che preparò la defezione del settentrione dalla Chiesa, accaduta un secolo dopo; ed estinto materialmente, egli dura tuttavia, e col suo spirito infausto opera infaticabilmente ravvolto sotto il manto di aulicismo, e di gallicanismo; e i suoi frutti sono tante mal consigliate imprese ecclesiastiche di un Imperatore e di un Granduca; quella tanto cieca ambizione di quattro Arcivescovi di Germania che lottando colla Sede apostolica, unica leale protettrice de’ loro Stati temporali, perdettero que’ lor dominî; e tutto ciò che

  1. «I Vescovi dice il Fleury, trattavano fra loro a guisa di fratelli, con poche cerimonie e molta carità; e se vedete che si diano il titolo di santissimi, di veneratissimi od altri simili, attribuitelo all’uso che s’era introdotto nella decadenza del romano impero di dare a ciascuna persona i titoli proporzionati alla sua condizione.» Disc. sull’Istor; Eccl. dei sei primi secoli della Chiesa, § v.
  2. Nel Concilio di Costantinopoli dell’anno 381, quella Sede ottenne il primo posto dopo la romana. Non poco gli valse a ciò il nome che diede a sè stessa quella città di nuova Roma.
  3. Fu l’appoggio della potestà politica, che fece ribellare a Roma questi arcivescovi. Essi giunsero ad ottenere dall’Imperatore un’ordinanza che fu chiamata Tipo, mediante la quale venivano sotratti dalla Chiesa romana! Esso Tipo fu poi consegnato nelle mani del Papa, quando si sottomisero sotto Leone II.
  4. L’anno 677 Ravenna ritornò all’ubbidienza di Papa Donno. Quegli arcivescovi si ribellarono di nuovo nel 708, e fu un tratto della Providenza che quell’Esarcato ben presto cessasse, per la distruzione che fece di lui Astolfo re dei Longobardi l’anno 752 dopo esser durato soli 180 anni. Così la divina Providenza si servì di questi barbari invasori delle terre della Chiesa, a consolidare il romano dominio col porre in terra la potenza ravennate.