Pagina:Delle cinque piaghe della Santa Chiesa (Rosmini).djvu/8

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7. Gli Apostoli mandati a istruire e battezzare tutte le genti dal divino Maestro, e ammaestrati dalla sua voce e dal suo esempio, si presentarono alla terra come gl’incaricati della grand’opera, e si mostrarono investiti di quella pienezza di spirito che corrisponder dovea a tanta missione.

Essi non tolsero già a fondare una scuola filosofica. Invitati a questo solo, gli uomini non sarebbero concorsi all’apostolica predicazione, che in piccol numero, eziandiochè quella scuola non insegnasse che verità. Così era avvenuto di tutte le sette filosofiche della Grecia, alle quali il concorso non fu già maggiore in ragione della parte di verità che insegnavano, o della minor quantità di menzogna che contenevano. Conciossiachè tutte le lingue insieme non avrebbero che date delle idee sotto varie espressioni; ma sempre idee; quando l’umana natura voleva di più, delle reali operazioni. E gli Apostoli non versarono sull’uman genere sole parole, come avean fatto i filosofi, ma delle opere: nè pure il parlare tutte le lingue sarebbe stato sufficiente all’esito felice di loro intrapresa. Al tempo stesso adunque, che alla parte passiva dell’umano intendimento rivelarono delle luminose verità e dei profondi misterii, e somministrarono ad imitare degli eroici esempii nella lor vita, alla parte attiva poterono dare un potente impulso, e una nuova direzione, e una nuova vita. Si noti bene: quando io parlo delle opere onde i banditori evangelici accompagnarono e completarono l’efficacia di lor parole io non intendo solo di alludere ai portenti che operarono sulla natura esteriore, e co’ quali provarono la divinità di loro missione. La potenza di cui si mostravan forniti, e per la quale piegavano le leggi della natura in ossequio e in testimonio delle verità che annunziavano, tutto al più avea per effetto di convincere gli uomini, che la dottrina loro era vera. Ma la verità della dottrina potea provarsi anche in altri modi; e potean gli uomini esserne convinti, senz’esserne soddisfatti; perocchè, siccome dicevo, se la natura umana aspira di trovare la verità nell’ordine delle idee, e non può quietarsi fino che non l’abbia rinvenuta; essa però ha un’altra esigenza, non meno possente ed essenziale di quella, per la quale aspira continuamente a trovare la felicità nell’ordine delle cose reali, e verso di questa gravita per legge di sua natura.

8. Erano adunque queste opere, colle quali gli Apostoli rinforzarono le alte parole ch’essi rivolsero al genere umano, le virtù da essi esercitate?

Certo, che un bisogno essenziale all’uomo è la virtù; perocchè senza la dignità morale, l’uomo è spregevole a sè stesso; e chi è a sè stesso spregevole, non è felice. E gli Apostoli mostrarono agli occhi degli uomini corrotti un nuovo spettacolo in sè medesimi, tutte quelle virtù, che essi stessi aveano vedute nel loro divino Maestro, e da lui imitate.

Ma che poteva ciò fare? Il bisogno naturale di virtù era oppresso, soffocato nell’uomo dell’idolatria, dal bisogno fattizio d’iniquità; e le virtù dell’apostolato non furono già quelle che trassero dal fondo della umana natura un accento di approvazione, perocchè questo fondo era divenuto un abisso, di cui custodiva l’adito, come cerbero feroce, l’umana perversità, acciocchè ivi dentro luce non penetrasse; ma furono anzi quelle che attizzarono contro gli Apostoli del Signore la ferocia e la crudeltà de’ figliuoli degli uomini, che si sbramarono e compiacquero del loro sangue. La fisonomia stessa della virtù già era dimentica agli uomini, o restava nota solo al loro odio; e dove anco alcuni di miglior volontà avessero ravvisata qualche traccia di sua bellezza, e fossero rimasti tocchi da qualche raggio di sue divine attrattive, la perfezione inarrivabile però, nella quale i Mandati del Cristo la praticavano, non poteva se non accrescere in essi, senza forre morali, la disperazione di conseguirla, e gittarli nell’avvilimento che è figlio alla disperazione, e padre a quella quiete di morte, in che l’uomo rifinito dalla deprava-