Pagina:Delle istorie di Erodoto (Tomo III).djvu/194

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nazione; e a lui si davano tutti conseguentemente per figli; quìadi, che l’oracolo, riferito da Erodoto, credette d’indicar beoissimo Borm, chiamandolo cognato di quelli; cognato, cioà, perchè marito di una loro sorella in Eretteo.

N. 48. duo 6è toùtou, bla cIkooì kou axabiujv, dXXo^ TtoTauò;,»’ oOvoiio KCixai Aùpai;, tùv PoriOiovra Tip ’HpaKXéi KOiOMèviu Wtoc tJ^i dva(pavf)vai; § 198).

E a venti stadi d’intervallo da detto fiume (dallo Sperchio’ m scorre xin altro, che si chiama Dira. Il quale, come porta la ftvu, sarebbe scaturito per darà aiiilo ad Ercole che aOhruciaca.

Questo Dira qui ccminato da Erodoto, doveva essere di certo U fìumicello scaturiente nelle alture dell’ Età. Ma appunto colle tltm dell’Età si annette il racconto mitologico, secondo il quale, Erwl» sentendosi affetto dal velenoso contatto della veste tinta nel uagu del centauro Nesso donatagli da Deianira, alzò un rogo sull’Eu,’ poi si gettò nello fiamme. Ove dicesi, iufatti, che rimanesse coniuiti la sua natura mortale, noi mentre che la divina era sollevata all’Olimpo. Celebre mito, al qualo (secondo il citato passo di Erodoto! i, vede che gli antichi innestavano anche la prodigiosa comparsa M Dira.

X. 49. tcai ol ipuTóvTi, ùitò xOùv TTuXaTÓpuiv, tùiv ’AiiqMKTuiviuv k Tt\\i TTuXairiv auXX€TO|aivujv, óp/ùpiov éit€Kripùxen (§213j.

In appresso Efialtc, per timore dei Lacedemoni, riparn in Titsaglia,e i Pilagori (lostochò il Consiglio an/ìsionico si riutii.doft questi fatti, alle Termopile) misero il tuo capo a pretto.

Qui si parla evidentemente della più grande, della più importasti, della più celebre fra le Anfisionie greche; di quella, cioè, eli» en costituita da dodici popoli circondanti più o meno da vicino il tempi" di Delfo: t quali popoli per mezzo di loro legati, chiamati appooli’ An fì3 ioni (cha viene come a dire circum morante«J, tenevano psriodiche radunate, in autunno presso al tempio di Cerere alle Termopila in primavera presso al tempio di Apollo a Delfo. Ora, che qa<it, grande e famosa lega anfizionica avesse princlpalmonto lo scopo niigioso della tutela e dell’incremento del culto delfico, non c’è T«f» dubbio, e ne convengono tutti. Ma cho ai vincoli religiosi si eosgiungesse anche una specie di trattato politico fra’ federati; quu’ d’anche altri argomenti mancassero per persuaderlo, ce lo mostrerfbb’ri^ tuttavia a sufficienza le seguenti parole del reciproco giuramento^ JVon distruggeremo nessuna città anfisionica, né devieremo dalUt’’ mura il corso delle acque sia in pace o sia in gu--rra: se alcuno fari ciò, andremo contro di lui e distruggeremo lasua cittA, Quale fop’!’

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