Pagina:Delle istorie di Erodoto (Tomo III).djvu/208

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l’armata dei Barbari, volendo esperimentare quale fos« l’arte loro di combatter sul mare e di rompere le lin^^ nemiche (4).

10. Ma i duci e i gregari di Serse, quando si vider venir contro gli Elleni in così scarso numero di navi, 1 credettero addirittura dei pazzi: e si spinsero essi pura in avanti nella fiducia di farne facilissima preda. Né quella fiducia era di certo campata in aria, al vedere quello poche navi e paragonandole colle proprie, infinitamente più numerose e molto piìi atte. Mentre poi la mente dei Barbari era occupata dai suddetti pensieri, essi venivano serrando tutto intorno gli Elleni. Altaiche quelli Ioni che nelle schiere di Serse militavano contro voglia, e si mantenevano ognora affezionati alla madrepatria, fieramente si rammaricavano vedendo ridotti gli Elleni in quelle strette, poiché credevano che non ne potesse uscire uno salvo; tanto pareva ad essi disperato lo stato loro. In quel mentre che li Ioni di contraria parte, a cui sorrideva il sinistro caso dei Greci, si misero a gareggiare fra loro per vedere a chi primo riusciva di catturare una nave attica, e di ottenerne il guiderdone promesso dal re di Persia. Imperocché il grido del nome ateniese era pur sempre quello che sorvolava sopra tutti nel campo nemico.

11. I Greci, dunque, che stavano colle prore volte contro le prore nemiche, al primo segnale, contrassero le une verso le altre le poppe delle loro navi: poi, a un secondo segnale, si scagliarono in cerchio, e fronte contro fronte, addosso al nemico. Nella quale fazione essi riuscirono a catturare trenta navi dei Barbari, e a impadro-: