Pagina:Delle istorie di Erodoto (Tomo III).djvu/263

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


- 851 —

singolarissimo. Ma poi accortisi, che non si trattava di Davi ma di scoglietti, serrarono daccapo le file e

proseguirono il loro corso.

108. Allo spuntare del nuovo g-iorno, vedendo gli Eileni che le milizie terrestri dei Persiani stavano sempre nei medesimo luogo, credettero che anche le navi

neiche dimorassero ferme nel porto di Palerò; e supponendo che si volesse ritentare dai Barbari una battaglia navale, si apprestavano alla difesa. Ma non appena si accorsero della partenza dell’armata persiana, subito decisero d’inseguirla. Se non che i Greci erano già arrivati, nel loro inseguimento, fino all’isola d’Andro, e ancora non la vedevano. Ma arrivati, come abbiamo detto, all’isola d’Andro, si misero a consultare. E Temistocle espresse l’opinione: che si doveva, camminando attraverso l’isole, inseguire continuamente le navi nemiche, tenendo sempre dritta la mira all’Ellesponto, e col fine determinato di distruggere i passi. Ma Euribiade fu di un avviso tutto contrario, e rispose dicendo: che il disfacimento dei ponti sarebbe, secondo lui, la cagione di immense disgrazie alla Grecia. Perchè, quando Serse si vedesse escluso dal suo paese, e fosse costretto a rimanere in Europa, non potrebbe più quietare un momento. So quietasse, non ci sarebbe più per lui possibilità di fisorgere; non più speranza di rivedere la patria: oltredichè la sua gente gli morrebbe di fame. Ma in seguito al moto e all’ostinazione di Serse, era anche facile prevedere che tutte le città e i popoli di Europa a poco a poco gli cederebbero per forza d’armi o per accordi; e che i ricolti della Grecia servirebbero quind’innanzi alla nutrizione dei suoi propri nemici. Onde Euribiade (poi che sembrava