Pagina:Delle istorie di Erodoto (Tomo III).djvu/307

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-285 oonfondere gli abusi possibili della pratica dalle ragioni intime e dal vero spirito di un’ istituzione. A leggere certi autori, pare che l’oitracismo ateniese non fosse altro che un cieco sfogo di rabbia plebea e d’impazienza livellatrice dirotto contro ogni specie dì supremazia uUwale; venisse questa dalla ricchezza o dall’ingegno, dalla virtù o dal sapere. E non nego che, in certi casi, l’ombroso popolo d’Atene, immaginandosi dì vedere macchine aristocratiche dove non erano, e wrrotto dai soliti adulatori; non desse colpi alla cieca con i suoi gusci d’ostrica, scagliandoli contro chi meno li meritava. Ma non irta qui la questione. Sebbene Dell’indagare quale poteva essere il vsro fine propostosi da diatene, quando egli credette dì assodare le tu« riforme democratiche coiriotroduzìone deWostracismo. Ora, il ^tae era chiaro, e chiaramente sapiente; se è vero che ogni formadi foverno, non solo reprirnendo ma prevenendo il disordine, ha il diritto di difendersi contro gli attentati dei suoi avversari: e se è vero dw, nel difetto dì milizie stanziali e di tutti i congegni polizieschi ’.gli Stati moderni, Vostracismo si presentava forse come l’unico BcxzD buono e efficace per mettere al riparo gli ordini popolari dì AteuB dalle insidie aristocratiche, e da qualunque sorpresa armata P’r parte di un ambizioso usurpatore.

Né vu neppur pretermesso (anzi va attentissimamente considerato}, ooffls l’autore dell’o«<raci’jmo non mancasse dal canto suo di rimuo’(K con prudente consìglio i facili e temibili abusi di un giudìzio l’i til natura, prescrìvendo tutta la solennità del rito con cui l’atto K’O’iuifflo doveva essere esercitato. Acciocché, infatti, la votazione (ÌMm valida, bisognava che non meno dì seimila cittadini (costituenti P,«no a poco il quarto dell’intera cittadinanza ateniese) avessero Khtto sul loro guscio lo stesso nome.

N. 28. ol (lèv bi’! dWoi "E\Xr|v6<; M Tpùuviiv àvtKpoiiovTo, k. t. \. (8 84,. i^iù degli Etieni si misero a remigare alV indietro, Kc.

La frase ^rrl ttpuiivr^v (ìvaKpoùcaSai era un modo tecnico di dire. Ulto sempre dai Greci per significare quella manovra navale che consisteva nel fare indietreggiare i legni senza voltarli, ma mediante l’impulso dei remi usati in senso opposto dall’ordinario (inhihfre remis). Dì maniera che il rostro della nave restava sempre drizzato dalla atessa banda. ■

N". 29. {r\ toutìwv raOra XrfóvTwv, iv^poXe yx^ "ATTitcfl XanoOpniirf»! viTK (§ 90).

Perchè non aovvano ancora i Fenici dato termine alle toro pa~ , allorché unn nav snmolraiia si Inncinea addosso a una te attica.