Pagina:Delle istorie di Erodoto (Tomo III).djvu/312

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demo, quantunque tii ateniese, e però Collocato tu una scena adattatUtima a ogni gran cosa; tiecome non miti niente, rimanttti tempre oscuro e ignoralo allo slesto modo.

N. 38. (TTpoTiiTò?! ii Koi vauapxoi; tìv AeuTuxibr^ 6 Mevdpfo^, tw ’Htti(JÌ^«iu, ToO ’iTmoKpantiEiu,.... oOtoi ndvTC^, ■n\f\w tujv ftuiùv Tiiw U€Tà AeuTuxiftea itptijTiuv KaTaX6x9évTiuv, ol dXXoi, 3<,<nXò&; èrfvovro Zirdprnc i§ 131;.

Jl qual -nacigUo (elleoico) era supremamente {fottmato da Uotichidn, ultimo rampollo di una delle due famiglia regnatnà di Sparta, E il suo padre si chiamò Menare, l’avo Agesilao,! gli altri maggiori in ordine asandente furono: Ippocratidt... ■ I quali tulli, ad eecetione dei due mentovali subilo dopo <’ nome di Leotichide, furono re di Sparta.

CoDfroDlando la genealogia di Leotichide, quale ce la dà Erodoto nel luogo citato, colla genealogia di Demarato, sonimiaistratsei ^ Pausania, troviamo nell’elenco dei progenitori comuni a questi io, cugini, appartenenti entrambi alla dinastia degli Euripontidi, i Proclidi che dir si vogliano; specialmente da Teopompo in giù; dell’ differenze notevoli, e di non facile spiegazione. Dicendoci infatti Erodoto, nel passo che dichiariamo, come tutti i predecessori di Leoti’ cbide da sé descritti erano stati re di Sparta, ad eccezione dei da’ menzionati subito dopo lui, Menare e Agesilao; è evidente che solo con questo Agesilao avvenne (secondo il Nostro) la biforcazione della due linee, che fecero poi capo a Demarato da una parte e a Leotichide dall’altra. Di maniera che, stando alla versione erodotea, il padre di Agesilao, Ippocratide, bisogna necessariamente tenerlo per un primogenitore comune. Ma questo primogenitore comune non trovasi affatto notato nell’elenco di Pausania, come non ci si trova neanche Leotichide I. Dopo Teopompo, secondo Pausania, di pimogeuitori comuni non ci sarebbero stati che tre: cioè, Zeuxidamo, Archidamo e Anewidamo. I quali nomi, se tutti esattamente combinano eoo quelli dati da Erodoto, nella significazione, non accade perù altrettanto nel costrutto e nella parte fonica dei medesimi. Imperocché Erodoto scrisse, come vediamo, Anassandride, Archidamo,. igesilao. Ma di si fatte varianti nel nome di una stessa persona, abbiamo fra i Greci paraccbi esempi.

N. 39. TÒ yàp irpouuiTépu) itdv ócivòv ^v rotai "EXXriai. n’iv b’

IdMov imaTéoTo bóEq koI ’HpoKX^a^ orriXai; loov àn<x’iv (§ 132).

Dappoiché i (ireci paventavano ogni passo ulteriore (da D«lo!, ignari come frano della condisione dei luoghi, < credendo eh’ tulio fosse pieno d’armi e d’’armati, Samo, per «sempio, te to rtiffiguravano non meno distanta delle Colonne d’Ercole.