Pagina:Delle istorie di Erodoto (Tomo III).djvu/389

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- 377 Ma che nuove e dolorose parole sono mai le tue, o mio Signore? E perchè vuoi che io ripudi una donna, la quale mi ha dato i tre giovani figli che io tengo, e la Ggha che tu medesimo desti in isposa al figliaci tuo? Perchè vuoi che io ripudi una donna che mi è geniale, per prendere invece la figlia tua? Certo, o mio re, che io stimo grandemente la tua degnazione: ma non per questo m’indurrò mai a fare nessuna delle due cose che tu mi chiedi. E spero che non vorrai usarmi violenza. A tua figlia non manclieranno di certo altri buoni parentadi, e lascia che io mi tenga in pace la donna mia. Per la quale risposta Serse, tutto invelenito, soggiunse: Il questo modo, o Mesiste, tu sei spacciato: non ti darò altrimenti mia figlia, e tu non resterai piiì con tua mo/?lie: così imparerai a respingere le mie ofiferte. E Masiste, a questo rabbufTo, se ne usci fuori esclamando: Non mi hai però ancora spento.

112. Intanto poi che Serse disputava con il fratello, Amestri, chiamati in aiuto i satelliti regi, disfigurò orrìbilmente la moglie di Masiste: e tagliatele le mamnielle, e il naso, e le orecchie, e le labbra, e la lingua, g^ettò ogni cosa ai cani; e poi così sconciata la rimandò via.


1 13. Masiste, che niente sapeva di tuttociò, ma era però dentro agitato da tristi presentimenti, tornò a casa correndo. Veduta poi che ebbe la moglie contraffatta a quella maniera; e avutone prima ragionamento coi figli; esso mosse subito per la Battra insieme coi suoi figli medesimi, e un certo numero di seguaci, al fine di sollevare la regione battriaca contro Serse, e di fare al re