Pagina:Diario del principe Agostino Chigi Albani I.djvu/179

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— 171 — A. 1845


SETTEMBRE


Domenica 7. — Avendo la moglie di Galletti partorito nei giorni scorsi, ed avendo dovuto subire un’operazione, in seguito di che trovasi (per quanto si assicura) in qualche pericolo: il suddetto Galletti è stato abilitato a ritornare temporaneamente a casa sotto la custodia di un piantone per assistere la moglie.

Venerdì 12. — È stata spedita in fretta della truppa di fanteria con alcuni dragoni ad Albano, e qualche altra forza su vari posti del litorale dalla parte di Fiumicino e di Civitavecchia, sembrando che vi possa essere timore di qualche sbarco di rivoluzionari, sulle nostre spiaggie.

Venerdì 19. — Verso sera con spedizione venuta da Civita Castellana si è saputo che i detenuti in quella fortezza in numero (per quanto dicesi) di sopra ai 40, essendo riusciti ad impadronirsi delle chiavi delle prigioni tentarono di evadere dal forte; quel tentativo replicarono per 2 volte inutilmente per la resistenza della truppa che dovè far fuoco sopra di loro.

Giovedì 25. — Col corrriere di Bologna arrivato questa mattina si è avuta la ben triste notizia, che martedì verso sera seguì una rivoluzione a Rimini, e che i rivoltosi erano rimasti padroni della città dopo avere disarmata la poca truppa pontificia, che vi era, uccisi alcuni carabinieri e liberati i detenuti. Siccome al corriere i rivoltosi stessi nel suo passaggio per Rimìni tolsero tutti i plichi diretti ad autorità governative, non sì hanno sinora che pochissimi ed imperfetti dettagli sul fatto. Pare che qualche numero dei suddetti si fosse diretto a S. Leo per liberare anche i detenuti di quel forte.

Sabato 27. — Il corriere dì Bologna oggi è venuto, per la via di Toscana. Sin ora non si sa che la rivoluzione dì Rimini si sia propagata ad altri paesi dì quelle provincia ma pur troppo se ne sta in timore.

Domenica 28. — Una staffetta giunta nella notte scorsa ha recato la notizia che mercoledì passato scoppiò la rivolta a Ravenna, che i rivoltosi assalirono replicatamente la caserma, ma dopo una lotta molto ostinata (in cui fu necessario far uso del cannone) furono respinti e fugati, con molta loro perdita, dalla truppa svizzera. Si dice che i carabinieri vi abbiano per-