Pagina:Dieci lettere di Publio Virgilio Marone.djvu/46

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Lettera Sesta 39

ma nemmen la vergogna di parere servili imitatori, niente non ha potuto ne’ soli italiani? Calunnie, gridò un’ombra, che stava in disparte fra i Cinquecentisti ascoltando i nostri ragionamenti.

Il Casa, il Costanzo, il Bembo, non sono essi Classici, ed originali? Leggete questi, e dite se sono imitatori. Si lessero ad alta voce, e quantunque avessero qualche nuova maniera non tutta al Petrarca rubata, parvero nondimeno assai petrarcheschi nella sostanza. Il Casa per non so quale asprezza, e violenza posta ne’ versi suoi parve alquanto acquistare di forza, e di gravità; nel Costanzo trovavasi una certa disprezzatura, che semplice, e graziosa parea, benche piuttosto vicina alla prosa, e all’argomentazione apparisse, che all’ottima poesia. Nel primo un po’ troppo sentivasi la fatica, e lo studio, nel secondo un po’ troppo poco. Avean tentato un sentiero solitario, ma nella via del Petrarca; lui per padre legittimo riconoscevano all’argomento, ai metri, ai modi, ed allo stile fondamentale, ed essi stessi prodotto aveano de’ copiatori. Quanto al Bembo ciascun giurava di non veder altro, che la fiacchezza dell’imitazione, onde distinguerlo dal Petrarca, benche gran lode si meritasse con tutti gli altri per lo studio della sua lingua, e per la purità dello stile, che è la base d’ogni vera eloquenza oratoria non men che poetica. Voi Arcadi abbiatelo a mente, e state sani.

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