Pagina:Dizionario triestino (1890).djvu/236

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LUN — 235 — LUS

aver i bachi, — aver le lubegine, — avere la luna a rovescio; esser a lune, met. essere a luna; parer una luna, o parer la luna de agosto, met. parere una luna in quintadecima; saltar la luna, met. ’ montare in bizza, montare la luna; vignir la luna — “lo dicono le mamme de’ loro bambini, quando fanno atti di stizza: far le rabbie; far veder la luna in pozo, met. mostrare, o far vedere la luna in pozzo;. baiar a la luna, v. baiar

Lunario, sm. calendario, lunario; far lunari, met. almanaccare, arzigogolare, — far de’ lunari.

Lùnidi, sm. lunedì, luni.

Lupisin, sm. lupacchiotto, lupatto.

Lupo, sm, zi. lupo — canis lupus; mal de la lupa, bulimìa; fame canina; esser un lupo, met. essere un botro, — mangiare quanto un bufalo; caziador de lupi, lupaio; lupo no magna de lupo, o no magna carne de lupo, prov. cane non mangia di cane, — corbo non corbo non si cava mai occhio, — i corsali si nimicano, ma non si danno, — il lupo mangia ogni carne e lecca la sua — il lupo non mangia carne di lupo, — tra furbo e furbo non si camuffa; el lupo perdi el pel ma el vizio mai, prov. chi è d’una natura fino alla fossa dura, — il lupo perde il pelo, ma non il vezzo, o non il vizio, — il mortaio sa sempre d’aglio; no dar la pegora in guardia al lupo, prov. a can che lecca cenere non gli fidar farina, — a gatta che lecca lo spiede non le fidar l’arrosto — e il: feli vero Ungenti assum ne credito, dei latini, — non dare la lattuga in guardia ai paperi, — non fare il lupo pecoraio, — non lasciar l’orso a guardia delle pere; la disgra -zia del lupo xe la fortuna de la pegora, prov. la morte de’ lupi è la salute delle pecore; chi che se fa pegora el lupo lo magna, prov. chi pecora si fa lo mangia il lupo; chi va col lupo impara urlar, prov. a chi si frega al ferro gli s’appicca la ruggine, — • chi pratica lo zoppo impara a zoppicare, — chi -s’impaccia, o chi cucina colle frasche là minestra sa di fumo, — chi tocca la pece s’imbratta, — chi va a letto co’ cani, si leva colle pulci, — chi vive tra i lupi impara a urlare; el lupo no magna stagion, prov. nè caldo nè gelo non rimase mai in cielo; far de lupo e de pastor, prov. essere giudice e parte; el lupo magna anca le pegore contade, prov. il lupo non guarda che le pecore sien conte, — pecore -contate il lupo se le mangia,- — pecore conte, lupo le mangia; andar in boca al lupo, v. boca; a carne de can dente de lupo, v. can.

Lupus, v. usata nel modo latino: lupus in fabida, aver tra’ denti: — „Ecolo quà, ’/ guarda cazia, lupus in fabula. = Eccolo il guardacaccia, lo avevamo tra’ denti.“

Lusco, agg. lo stesso che losco, o cisbo.

Luse, sf. luce; luce che apparisce sul far del giorno: luce antelucana; — confusa fra chiaro e buio: barlume; — non chiara: luce bigia, o bigiccia; — debole: luce abbacinata, o fioca; che fugge la luce: lucifugo; avversione grandissima alla luce: fotofobia; vincere la luce con luce maggiore: abbacinare; luse del spedos’intende la lastra: bambola, e se è piccola: bamberuolo; esser la luse dei oci, met. essere la luce degli occhi, o essere la pupilla dell’occhio; aver caro come la luse dei od, essere il fico dell’orto; esser ciaro come la luse del sol, - met. essere chiaro, o più chiaro della luce del giorno, o della luce del sole, — essere chiaro come la luce meridiana; no esser in luse — un quadro: essere a contrallume; meter contro la luse, sperare: — „Spera un po’ quel panno per vedere se ci son radure, o qualche bucherello;“ negar la luse del giorno, v, giorno.

Lusente, agg. fulgido, luccicante, lucente, rilucente, terso; abbagliante, brillante, splendente.

Lusenteza, sf. lucentezza.

Lusir, vn. brillare; luccicare, lucere, rifulgere, risplendere, splen-