Pagina:Don Chisciotte (Gamba-Ambrosoli) Vol.1.djvu/38

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
20 don chisciotte.


dal cammino pel quale andava, un’osteria, che gli fu come vedere una stella che lo guidasse alla soglia, se non alla reggia, della felicità. Affrettò il passo, e vi giunse appunto sul tramontare del giorno. Stavano a caso sulla porta due giovanotte di quelle che si chiamano da partito, le quali andavano a Siviglia con alcuni vetturali che avevano divisato di passar ivi la notte. Siccome tutto ciò che pensava o vedeva o fantasticava il nostro avventuriere, tutto dentro di lui pigliava forma e sembianza della pazzia che le sue letture gli avevano fitta in capo; così appena scorse l’osteria, gli fu avviso di vedere un castello con le sue quattro torri, con capitelli di lucido argento, con ponte levatorio sovrastante a profondo fosso, e fornito di tutte quelle altre appartenenze che sogliono essere attribuite a siffatte abitazioni. Avviatosi dunque all’osteria o castello, secondo che a lui pareva, e giuntovi da vicino, raccolse le briglie e fermò Ronzinante, attendendo che qualche nano si facesse dai merli a dar segno colla tromba che arrivava al castello un cavaliere. Ma vedendo poi che tardavano, e che Ronzinante smaniava di far capo nella stalla, s’accostò alla porta dell’osteria sulla quale stavano le due mal costumate ragazze, che a lui sembrarono due molte vaghe donzelle, ovvero due galanti signore che vagassero a bel diporto.

Avvenne che un porcaio per raccozzare un branco di porci (che con sopportazione così appunto si chiamano) suonò un corno al cui