Pagina:Doni, Anton Francesco – I marmi, Vol. I, 1928 – BEIC 1814190.djvu/109

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ragionamento sesto 103


uscito di qua e lo rivoglio. — All’ultimo, noi ci abocchiamo insieme, e andiamo dinanzi a chi ci giudica; ma la lite è lunga come un secolo: però siamo parte su e parte giú e spesso spesso c’è fatto fare la pace e stiamo insieme e a poco a poco ripigliamo tutte le nostre cose che vivendo avevamo cavate di sotto terra e ve le ritorniamo.

Barlacchi. Quando quel palazzo che era sul Tevere fu inghiottito dalla terra, dovettero esser coloro che v’eran dentro che, dovendo andar sotto, furon d’accordo le terre insieme, id est l’uomo e la terra; e però tirarono con esso loro il palazzo in un medesimo punto, senza avere a litigare; o pure il palazzo era tutto d’un pezzo ed entrò sotto d’un pezzo, come d’un pezzo n’era uscito.

Cerrota. Chi ti volesse dare una minuta di coteste novelle a punto, bisognava esser nato quando egli si pose sopra terra: basta che non si vedde mai piú. Quando gli scalzarono l’Aguglia, un di questi anni, non fu per altro che per voler vedere se l’era ben barbata, se quella gran cosa era nata quivi o pur cavata di sotto terra; ma quando furono un pezzo in giú, trovarono che l’era barbicata bene bene e non si potettero chiarire. Oh, chi potesse fare che la terra stessi cheta e non litigassi con esso noi (in fine egli è il diavolo a piatir con i cimiteri) per ispazio di trenta o quaranta mila anni, che risa faremmo noi di noi medesimi! Veramente noi paiamo tanti bacherozzoli che andiamo bucando di qua e di lá, che ci aggiriamo intorno e torniamo e ritorniamo a far e rifare quelle medesime cose che fatte e rifatte mille e mille volte abbiamo. O poveretti a noi, che girandoliamo senza aver mai un riposo al mondo, per non nulla! A che pensate, Barlacchi, che vi séte cosí afissato?

Barlacchi. Penso che gli elementi si prestano l’un l’altro; e quando uno ha goduto un pezzo qualcosa, l’altro la vuole; come dire, quando l’aere ha tenuto un pezzo il freddo, il fuoco, che è il caldo, vuol goder la parte sua; quando il freddo e il caldo, che uno è aere e l’altro fuoco, s’è pasciuto, l’acqua vuol la sua parte della terra e la terra vuol quel che se gli conviene d’acqua, di fuoco e d’aere.