Pagina:Doni, Anton Francesco – I marmi, Vol. I, 1928 – BEIC 1814190.djvu/260

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254 i marmi - parte seconda


Baccio. E dal mio, ci ho molte ragioni: la prima è l’adulazione. Se tu mostri un tuo scartabello a uno che ne sappi piú di te, siate certo che egli cade in una di queste cose: o egli si fa beffe della vostra composizione o ve la loda estremamente o egli non vi vuol dire il suo parere, acciò che con il suo giudizio le vostre cose non faccin paragone alle sue, e vi va a mezzo aere, o veramente vi fará racconciare alcune minime frascherie e di poco valore. Poi ci sono mille nodi da sciôrre fra chi compone l’opere e chi le censura.

Giuseppe. Avrò caro d’udirne parecchi.

Baccio. Sempre chi compone ha una particolare affezione che l’accieca, onde si crede, quando uno lo biasima, che vi covi sotto gatta, invidia e simil girandole: se le rassetta, non ti sodisfá mai; se egli ti dice: — Abruciale, — e che tu conosca che le meritano l’acciughe o ’l caviale, l’amore di quel poco di fummo cattivo e di quelle gran fatiche che tu hai durate, ti lega le mani: sí che rare volte queste canne d’organo o questi strumenti s’accordano insieme. Se fia qualche uno che sappia manco di te, non accade dir altro; talvolta tu t’abatti a uno che ha lettere assai e poco giudizio; un altro avrá giudizio e non lettere: onde la cosa mi par difficilissima. Poi, il privilegio del nostro abusarci il cervello è il creder di non aver paragone; e questo è un giaccio tondo, che cuopre (io lo dirò pur questa volta) tutti tutti, fussimo noi pure in concia con l’opinion d’una cosa sola. Sí, per dio, come uno sa disegnare, egli ti fa dell’architetto e giudica ancóra gli scrittori antichi e tassa i moderni, ancóra che sia senza lettere; un altro sará architettore e dá nel mostaccio alle leggi; un legista s’avviluppa nella teologia, un teologo nella arismetica, un abachista nella strologia: cosí ciascuno salta di palo in frasca; e che è? che è? la pania dell’ignoranza gli spennacchia. I poeti, ultimamente, oltre alle finzioni di mille millanta che tutta notte canta bugie e frappe, e’ mettano mano in ogni cosa, tutto sanno loro e gli altri niente; gli scultori e i pittori, per far le figure di terra come Domenedio fece Adamo, sanno quanto la sua maestá: sí che ognun sel becca. Però non darei mai nulla di mio a vedere.