Pagina:Doni, Anton Francesco – I marmi, Vol. II, 1928 – BEIC 1814755.djvu/137

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132 i marmi - parte terza


vinte Filippo suo padre o vero avea comprate, alcune in diversi luoghi ne edifica e per tutto il mondo porta le arme? Né si ferma in alcun luogo la affaticata crudeltá delli ferocissimi animali, la quale alcuna volta morde piú che la fame non richiede: giá ridusse molti regni in un regno; giá gli greci e gli persii temevono quel medesimo; giá ancóra le nazioni che erano libere dallo imperio di Dario ricevenno il giogo; costui medesimo passò oltre il mare oceano e oltre al sole, e sdegnossi rivocare adrieto la sua vittoria da le colonne di Ercole e li segnali di Bacco, e volle far violenza ad essa natura; lui non vuole andare, ma non può fermarsi, non altrimenti che si facci un peso, quando è buttato all’in giú, al quale il fermarsi è fine di andare. Né ancóra a Gneo Pompeio o la propria virtú o la deritta ragione persuadeva a dover far guerra alle strane nazioni, ma un sfrenato amore della falsa grandezza: ora in Spagna contra le sertoriane armi, ora a raccôrre li pirati o ver corsali e a pacificare il mare andava: queste cagioni trovava egli per far maggiore la sua potenzia. Qual cosa condusse quello in Africa? quale in settentrione? qual contra Mitridate e li armenii e tutti li cantoni di Asia? Certamente la infinita cupiditá di crescere, parendo a se medesimo poco grande. Qual cosa fe’ andare Iulio Cesare parimente nella sua ruina e della republica? La gloria e l’ambizione e il voler senza misura esser sopra gli altri: egli non potette sopportare che uno fossi inanzi a lui, conciosia che la republica doi sopra di sé ne sopportassi. Che credi tu che Gaio Mario, una volta consule (imperò che un solo consulato ricevette, gli altri rapí per forza), quando superò li tedeschi e li cimbri, quando perseguitava Iugurta per li deserti di Affrica, desiderassi tanti pericoli per istinto di virtú? Mario guidava lo essercito e la ambizione guidava Mario. Costoro quando facevan tremare tutto il mondo, tremavan loro, a modo della ventosa tempesta, la quale le cose rapite ne porta via; e per queste cose ne son portati con maggiore impeto, perché non hanno alcuna podestá sopra di se stessi: adonque, avendo nociuto a molti, anche loro senteno quella pestifera forza con la quale han nociuto. Non credere che alcuno si facci