Pagina:Dopo il divorzio.djvu/69

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Egli tacque, sospeso, e zia Bachisia lo fissò coi suoi occhietti verdi, pensando che se egli parlava tanto male del padrone aveva uno scopo.

— Ecco, — egli riprese, — Isidoro Pane vi avrà detto... sì certo, ve lo avrà detto... che Brontu era ubriaco quella sera. Qui, ecco, proprio qui, egli s’è messo a gridare: «Dirai a Giovanna Era che se fa divorzio, io la sposo!» Una bestia! Proprio una bestia! Egli beve l’acquavite a barili.

Di tutto questo zia Bachisia capì soltanto che Brontu aveva detto: «Se Giovanna Era fa divorzio la sposo». I suoi occhietti verdi scintillarono. E disse con fierezza:

— E tu, Giacobbe, tu non vorresti?

— Io? Che importa a me, uccellino di primavera? Ma voi dovreste vergognarvi di dire simili cose, zia nibbio, appena dopo due settimane...

— Io non sono un nibbio... — strillò la vecchia, offesa.

E l’altro rise, ma la donna capì che egli schiantava di rabbia.

— Aspettate almeno che arrivi l’appello, — disse Giacobbe. — E poi divorate Costantino come si divora l’agnello immacolato; divoratelo pure, ma Giovanna sposerà una botte di acquavite e voi, finchè vivrà Martina Dejas, morrete di fame peggio di prima...

— Ah, cocuzzolo spelato... — cominciò a gridare zia Bachisia; ma l’altro si allontanò rapidamente, ed ella dovette contentarsi di borbottargli dietro un mondo di vituperi.