Pagina:Dumas - Il tulipano nero, 1851.djvu/149

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— Vi assicuro, maestro Grifo, riprese Van Baerle che forse per un momento mi è venuta l’idea di salvarmi; ma che ora non ci penso neppure.

— Va bene! va bene! rispose Grifo, vegliate su voi che io farò altrettanto. Ci vuol pazienza, ma Sua Altezza ha fatto un brutto sbaglio.

— Non facendomi mozzare la testa?.... Grazie grazie, maestro Grifo.

— Senza dubbio. Guardate un pò come ora stanno buoni i signori de Witt.

— È atroce quello che dite, o maestro Grifo, disse Van Baerle volgendosi altrove per nascondere il suo disgusto. Voi dimenticate che uno di quegl’infelici era mio amico e l’altro.... l’altro mio secondo padre.

— Sì, ma mi ricordo che l’uno e l’altro erano cospiratori. E poi parlo così per filantropia.

— Ah! davvero? Spiegatemelo dunque un poco mio caro Grifo; perchè non lo capisco bene.

— Sì, se voi foste rimasto sul ceppo di maestro Harburck.....

— Ebbene?

— Ebbene! voi non soffrireste più. Mentre, non ve lo nascondo, son qui per rendervi la vita dolorosissima.

— Grazie della promessa, maestro Grifo.

E mentre che il prigioniero sorrideva ironicamente al vecchio carceriere, Rosa di dietro alla porta rispondevagli con un sorriso pieno di angelica consolazione.

Grifo andò verso la finestra. Faceva anche tanto di giorno da vedere senza distinguere un immenso orizzonte che perdevasi in una nebbia grigiastra.

Qual veduta di qui si gode? domandò il carceriere.