Pagina:Elogio della pazzia.djvu/145

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132 elogio

modo chiaccherando nelle loro scuole, s’immaginano d’essere i difensori della Chiesa, la quale cadrebbe senza fallo se cessassero un momento di sostenerla colla forza dei loro sillogismi; appunto come Atlante, secondo i poeti, sostiene il cielo colle sue spalle. I nostri disputatori hanno ancora un altro grande soggetto di felicità. La Scrittura è nelle loro mani come un pezzo di cera, poichè sogliono dare a questo libro quella forma, e quel significato che va loro maggiormente a genio: pretendono che le loro decisioni intorno alle sacre scritture, dal momento che sono state accettate da alcuni altri scolastici, debbano essere rispettate più che le leggi di Solone, ed anteposte anche ai decreti de’ Papi. Ergonsi costoro a censori del mondo, e se alcuno s’allontana tanto o quanto dalle loro conclusioni, siano dirette o indirette, l’obbligano tosto a ritrattarsi, e pronunciano come tanti oracoli: Questa proposizione è scandalosa, quest’altra è temeraria, quella sente d’eresia, quell’altra suona male. Per tal modo nè il Vangelo, nè il battesimo, nè Paolo, nè Pietro, nè Girolamo, nè Agostino, e nemmeno lo stesso Tommaso d’Aquino, comunque sfegatato aristotelico, non saprebbero fare un ortodosso, senza il beneplacito di questi baccellieri; tanto è necessaria la loro sottigliezza per ben decidere della ortodossia. Chi avrebbe mai sospettato che non fosse cristiano colui, il quale sostenesse che queste due proposizioni: Socrate corri e Socrate corre, fossero egualmente buone, se i teologi d’Oxford non avessero amato di farcelo sapere col fulminare queste due condannabili proposizioni? Come mai sarebbe stata la Chiesa purgata da tanti errori, se non era permesso distinguerli prima che fosse stato applicato il gran sigillo dell’Università alle proposizioni condannate? Non chiamerete voi