Pagina:Elogio della pazzia.djvu/146

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della pazzia 133

dunque felicissime queste persone? Ma proseguiamo ancora un poco. Quante bellissime storie questi dottori senza dottrina non ci vanno spacciando intorno all’inferno? Ne conoscono così bene tutti gli appartamenti, parlano con tanta franchezza della natura e dei vari gradi del fuoco eterno, delle diverse incumbenze dei demonj; discorrono finalmente con tanta precisione sulla repubblica de’ dannati, che sembrano di esserne già stati cittadini pel corso di molti anni. Inoltre, qualora lo giudichino conveniente, non perdonano alla fatica di creare anche dei nuovi mondi, come lo hanno mostrato col formare il decimo cielo, da essi chiamato empireo, fabbricato espressamente pei beati; essendo troppo giusto che le anime glorificate avessero un vasto e delizioso soggiorno per ivi godere tutti i loro comodi, per divertirsi insieme, ed anche per giocare alla palla se loro venisse in grado.

I nostri fini pensatori hanno il cervello così zeppo, così agitato da queste fanfaluche che certo non era più gonfio il cervello di Giove, allorchè volendo partorire Minerva implorò il soccorso della scure di Vulcano. Non vi fate pertanto maraviglia se nelle pubbliche difese hanno somma cura di cingersi la testa con tante fasce, poichè si studiano d’impedire per mezzo di questi onorevoli legami che non iscoppii da tutte le parti quella massa di scienza, di cui si trova sopraccaricato il loro cervello. Non posso a meno di ridere (ora giudicate se non ve ne sia uu grande argomento, poichè rare volte trova da ridere la Pazzia), non posso a meno di ridere, quando ascolto questi celebri personaggi, i quali non parlano già, ma piuttosto balbettano. Costoro non si reputano teologi, se non quando possiedono perfettamente il loro barbaro e sporco linguaggio, il quale