Pagina:Elogio della pazzia.djvu/186

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della pazzia 173

spacciare tanta teologia, non sospettiate ch’io abbia sconficcati e spogliati gli scrigni de’ nostri maestri. Ma finalmente non dee far meraviglia, se avendo mantenuta per tanti secoli una stretta amicizia coi teologi, mi si sia attaccata qualche particella della loro scienza sublime. E perchè no? Non è forse vero che anche quel ficulneo Priapo, sebbene Dio di corto intendimento, ascoltando il suo maestro che leggeva in greco ad alta voce, s’impresse alcune parole nella memoria e le ritenne come un dottore? Che diremo del gallo di Luciano? Costui, avendo lungo tempo vissuto cogli uomini, apprese a parlar come loro. Ma su via incominciamo sotto gli auspicj della fortuna.

L’Ecclesiaste, capitolo primo, versetto... versetto... aspettate un poco... oh Dio! Non mi ricordo più, e neppure la pagina, la linea, ecc., (giacchè per citare teologicamente bisogna dir tutto). L’Ecclesiaste dunque ha scritto: Il numero de’ pazzi è infinito. Ora questo numero infinito non abbraccia forse