Pagina:Elogio della pazzia.djvu/215

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202 elogio

vota che arde di desiderio di giugnere alla perfezione evangelica, e che cerca solo di uscire dal suo corpo col disprezzo dei sensi? Richiamatevi alla memoria questi modi di dire che si usano frequentemente: Colui è fuori di sè... Rientra in te stesso... È ritornato in sè. Inoltre, secondo l’idea di Platone, dal grado dell’amore bisogna misurare la grandezza del furore e della felicità. Quale dunque sarà la vita dei beati in paradiso? vita che le anime divote sospirano con tanto trasporto. Siccome in quello stato di godimento perfetto e sempre nuovo l’anima vittoriosa e trionfante assorbirà il corpo; così questo assoluto dominio, nonchè abbia a cagionare la più piccola pena, diverrà anzi naturale, e lo spirito si troverà come nel suo regno, e godrà il frutto degli sforzi fatti per ridurre il corpo in una perfetta schiavitù. L’anima inoltre verrà in modo incomprensibile come assorta in quella suprema intelligenza, da cui è infinitamente superata; sicchè l’uomo sarà fuori di sè, e non sarà beato, se non perchè trovandosi più in sè stesso riceverà una inesprimibile felicità da quel supremo Bene, che tutto attrae a sè. Ma quantunque questa felicità consumar non si possa che colla riunione dell’anima col corpo, pure essendo la vita de’ Santi in terra una continua meditazione e un’ombra delle gioie ineffabili del Paradiso, ne nasce che cominciano a gustare anticipatamente in questo mondo la ricompensa che loro è promessa. Egli è bensì vero che in confronto dell’eterna beatitudine, non è che una stilla ed un’ombra quella che provano i divoti su questa terra; ciò non ostante questa stilla e quest’ombra è incomparabilmente superiore a tutti i piaceri del senso, quantunque si potessero tutti godere in un solo istante: tanto è vero che